Opzioni di Borsa - Statisticamenteponendomi - Da Aroon a Chaikin: a cavallo delle medie mobili - parte 2

rubrica: 
Autore: 

Proseguiamo la seconda parte di questo contributo sulle Medie Mobili commentando DEMA/TEMA e CHAIKIN.

Alla prima lettura resto un po’ perplessa perché noto che, pur essendo anche DEMA/TEMA indicatori parametrici (quelli che devono accumulare un po’ di tempo di latenza prima di dire dove va il trend), a Caranti piacciono molto. Non solo: come Aroon, RSI e MACD, anche DEMA/TEMA escludono dai loro algoritmi Massimi, Minimi e Volumi e si basano su un dominio fisso a 21 giorni:GRRRR!!! Il prof odia i domini fissi! … eppure DEMA/TEMA gli piacciono molto.
Intrigante questa cosa! Vuoi vedere, mi dico, che i famigerati Don Chisciotte e Sancio Panza degli Indicatori di Borsa ( … il Prof ed il suo fido Excel) riescono a passarci per buona pure una Media mobile?
Rileggo tutto il contributo con più attenzione e cerco di capire bene se ho capito bene.
In effetti non ho preso lucciole per lanterne. Ho dovuto impegnare a fondo le mie capacità intellettive per riuscire a bypassare il fido Excel che si mette sempre in mezzo alle parti discorsive per difendere, peggio di un mastino, i ragionamenti del Prof, ma ce l’ho fatta. Praticamente il signor Mulloy, creatore di questa coppia di indicatori, ha creato la ben nota Media Mobile Esponenziale (EMA) utilizzando solo il valore di Chiusura, ma ha trovato un escamotage per ‘schiacciare’ il problema della latenza; ha cioè eliminato l’annoso problema del ritardo nell’individuazione del trend. Con quale escamotage? Per quanto riguarda DEMA, ha pesato due volte la EMA e una volta sola la EMA della EMA; per quanto riguarda TEMA, ha fatto  3 EMA - 3 EMA (EMA) + EMA (EMA(EMA)). Semplice? Per questi geni della matematica quasi sicuramente sì, per me è stato più facile scalare lo Chaberton.
Comunque pare che, combinando e dosando diversamente gli ingredienti, come si fa quando si vuole arricchire o migliorare la ricetta della torta di mele, Mulloy sia riuscito a schiacciare il ritardo. Risultato non da poco soprattutto con TEMA visto che i giorni di latenza raddoppiano da 21 a 42!
Al di là della complicazione della formula di TEMA (almeno io la trovo un tantinello complicata…), quest’indicatore non mostra tante differenze con DEMA e, plottati insieme sul grafico, quasi si sovrappongono.
Beh! Mica male questa trovata! Un’encomiabile combinazione di ingredienti tale da indurre Caranti a mettere sul podio una media mobile. E bravo il signor Mulloy! Io ho deciso di tenermi plottata TEMA sul grafico di Metastock: anche se il Prof dice che si equivalgono, preferisco il cugino più ciccione e mi pare di aver capito che sia proprio TEMA che si è messo in pancia il maggior numero di EMA.
 
Bene! Concludiamo l’esplorazione delle Medie Mobili leggendo il contributo su Chaikin.
Il mio approccio con questo studioso non parte bene perché mi lascio condizionare dall’immagine di lui inserita da Caranti in cima al contributo: ‘sto faccino da Americano perbenista e super-felice, oltre a darmi noia, mi fa pensare che sia un tipo troppo ‘take it easy’, molto innamorato delle cariche di prestigio, ma poco avvezzo all’approfondimento dei concetti, ma questo è solo un giudizio epidermico.
Procedo nella lettura e noto che il Prof, invece, nutre abbastanza stima nei suoi confronti. Addirittura lo cita riportando alcune sue considerazioni e lo definisce un ‘quasi-Dio’ della Finanza. Mah! A me continua a non ispirare simpatia e, se posso scagliare una lancia a mio favore, devo dire che non ho tutti i torti perché scopro che non ha inventato nulla di nuovo: si è limitato a perfezionare un indicatore già esistente. Praticamente si è studiato nei dettagli l’AD (Accumulation/Distribution) e poi cosa ha fatto? Ha preso AD, gli ha schiaffato dentro la differenza tra due EMA (una a 3 giorni e un’altra a 10) e ha ri-battezzato l’indicatore con il nome Chaikin AD.
A me non sembra una gran trovata. E’ un po’ come se io mi reinventassi la ricetta degli spaghetti alla carbonara: mantengo intatta la base composta da guanciale e uova, poi  aggiungo sul finale dei tocchetti di gorgonzola e la chiamo spaghetti alla carbonerika (a pensarci bene, non sarebbe male tentare J). Certo l’inventiva personale c’è ma, personalmente, preferisco un analista come Wilder che, nella creazione del suo RSI, ha fatto un vero e proprio lavoro da Certosino a pesare e bilanciare le X sulla sua tabellina.
Ad ogni modo, un po’ di merito a Chaikin va attribuito. Innanzitutto perché si prende a cuore un indicatore come AD che, finalmente, prende in considerazione i Volumi. La formula di AD, peraltro, è semplicissima e sono riuscita a capirla al volo anch’io senza tribolare: rappresenta la moltiplicazione dei volumi con la correlazione tra chiusura e range minimo/massimo. Oltre che semplice è bella anche a vedersi, con quell’enorme Sigma greco che troneggia davanti all’equazione racchiusa dentro la parentesi quadra!
Ho provato anche ad eseguire il calcolo che ha fatto Caranti … e qui mi sono bloccata. Sono riuscita a ricavare il parametro di correlazione e l’ho moltiplicato per un ipotetico volume giornaliero, ma mi sono persa sul cambio del segno algebrico. Il Prof, con le sue solite precisazioni puntuali, dice “Poiché questo parametro di correlazione viene moltiplicato per il Volume giornaliero, anche il segno algebrico della moltiplicazione cambierà. Intendo dire che, posto il mio Volume giornaliero a 1000, se la Borsa chiude al massimo sommerò 1000 mentre, se la Borsa chiude al minimo, sottrarrò 1000.” Ma perché devo ancora sommare o sottrarre il volume? Non era sufficiente moltiplicarlo? Uffa, che barba! Ho gettato la spugna e ho chiesto chiarimenti a Caranti.
Dopo la spiega del Prof ho capito. Tutto risiede nel segno algebrico. Già … Mi sono lasciata sfuggire un dettaglio importante: i volumi sono sempre positivi (per forza: qualcuno in Borsa ha sempre comprato qualcosa ogni giorno) e, quando li moltiplico per un numero negativo, la situazione si inverte. Che mancanza da parte mia! Pazienza, dai!
 
Riassumendo, il lavoro di Chaikin – anche se non è tutta farina del suo sacco, come non lo sarebbero i miei spaghetti alla carbonerika – ha una certa importanza. Egli ha volutamente approfondito l’indicatore AD per portare alla nostra attenzione l’importanza dei volumi; analizzando quotidianamente questi ultimi, è possibile crearsi un’immagine della Borsa come realmente è: un perenne tiro alla fune tra orsi e tori. All’equazione di AD ha poi aggiunto il tocco personale, ovvero la differenza tra due EMA.
Ottimo! Peccato, però, che il Chaikin AD non è riuscito a soddisfare il Prof. Ah Ah Ah, caro faccino superfelice! A Caranti non sfugge nulla! Quindi come avrebbe potuto sorvolare sul fatto che, se plottiamo sul grafico un affare del genere, rischiamo di vivere le nostre giornate di Borsa come se fossimo su un ottovolante? Vero è che Chaikin nel suo AD ha inserito anche la differenza tra le due EMA che riesce a beccare bene i massimi ma, purtroppo per lui, fa cilecca con i minimi.
Quindi niente da fare, caro signor Chaikin. Non hai convinto del tutto Caranti e a me hai confermato che la prima impressione è quella che conta. Non ti plotterò mai sul mio grafo.
 
Siamo così giunti alla fine di questo contributo in due parti e non posso nascondere un pizzico di malinconia. In realtà a me piacevano tanto gli indicatori costruiti sulle medie mobili. Ciò che mi convinceva maggiormente era la semplicità della loro costruzione (proprio quella demonizzata dal Prof!) perché io appartengo alla scuola di pensiero di Hannibal the cannibal, interpretato dal grande Anthony Hopkins nel film ‘Il silenzio degli innocenti’. Non sono proprio come lui in tutto perché a me basta una fettina di scamone alla griglia una volta alla settimana, ma per quel che concerne la semplicità sì: ricordate cosa diceva all’investigatrice Jodie Foster che cercava disperatamente indizi? “Cose semplici, più semplici!!!” La complessità è fuorviante. L’ho sempre pensato anch’io.
Sono rimasta un pò delusa, è vero. A parte DEMA e TEMA, tutti gli indicatori trattati finora sono stati bocciati. Ma studiare serve a scalfire vecchie credenze e impostazioni per trovarne di nuove e più valide. Andiamo avanti e stiamo a vedere cosa succederà.

Erika Tassi