Borsa e Arte in Borsa

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Proprio adesso che i colori dolci di ottobre lasciano il passo alle prime cupe luci di un inverno che viene e mentre il cuore si stringe nel freddo che avanza e attende che altre cose si accendano per riscaldarlo … proprio adesso i miei desideri sono stati esauditi.

Una giornata come tante, la mia, con la solita campanella che suona alle nove per dirci che la Borsa di palazzo Mezzanotte riapre i battenti per farci ricchi o per distruggerci, ma questo dipende solo da noi.
Unica eccezione di una giornata come tante, l’incontro con un amico, quel tale Roberto che mi ha curato da re l’edizione dei libri.
Nelle prime campagne bolognesi dove Roberto Mugavero http://www.minervaedizioni.com  vive e lavora, sono rimaste delle trattorie carine in cui ancora quando entri ti dicono “mo signore, si accomodi qua che intanto le diamo da bere un bel pignoletto e che poi le mettiamo da parte un piatto di tortellini da urlo”.
Amarcord <come voleva l’eterno Fellini> è esattamente questo mix di ricordi che ormai scompare: saluti gioviali, una pacca sulla spalla e magari anche una barzelletta sporca … ma questi sono gli attributi, o forse i difetti, di quell’amata Emilia maledetta che tanto mi sta a cuore.
Figurati se Roberto non approfittava dell’invito in trattoria per metterci in mezzo un po’ di lavoro. Colazione di lavoro la chiamano? Ma no, dai: un incontro polivalente, diciamo così. Tanto polivalente da essere proprio eccezionale perché a tavola di fronte a me mi sono ritrovato il genio dei geni della fotografia. Un viso rotondo da bambino incarnato in un uomo maturo, sguardo determinato ma altrettanto dolce, camicia a scacchi tirolese sotto a un maglione verde mela e un colorito, un colorito che ho solo invidiato.

Lorenzo Capellini http://www.lorenzocapellini.it/: lui era il mio commensale, uno dei più autorevoli geni della fotografia.

Per quanto genovese di nascita, non ha risparmiato soldi nel suo peregrinare nel mondo: Inghilterra, Africa, Canada. Lui ha lavorato praticamente per tutte le testate giornalistiche d’Italia, per la RAI, e per buona parte dei grandi nomi della scultura italiana e non. Quando gli ho chiesto: Lorenzo, dove vivi tu? Mi ha detto: io vivo in macchina ma se vuoi, sono residente a Padova anche se in realtà mi muovo sempre tra Venezia, Milano e Londra.

E proprio a Londra era Capellini in quel 9 novembre 1989.

Ti ricorda qualcosa? Già: la caduta del Muro. Lorenzo riuscì ad acchiappare un aereo al volo e fu uno dei primi a riprendere quelle scene che passeranno alla storia: il comunismo era finito e da lì il mondo sarebbe cambiato. Adesso finalmente avevo capito cosa ci faceva lì Capellini ad Argelato di Bologna: figurati se Mugavero non gli stava per produrre il libro che uscirà a giorni con tutto il reportage sul Muro! E a noi non resta altro che attendere solo un po’ per potercelo gustare.
Eugenio ascoltava e taceva.
Già: ancora non l’ho detto: Eugenio è uno scultore quarantenne, un capricorno che festeggerà il suo genetliaco il prossimo dicembre.
L’architetto Eugenio Lenzi http://www.ilportaledelcavallo.it era lì anche lui per lavoro e per mostrare a Mugavero una sua produzione in tiratura limitata creata apposta per il ventennale della Casa Editrice … strana combinazione, vero? Vent’anni dal Muro e vent’anni di Casa Editrice!
Le incisioni spot in argento sono i cavalli di battaglia di Lenzi: come mi ha mostrato, te le fa in dieci minuti ma te le fa perfette.
Eugenio parla poco: ti ascolta, ti guarda, poi si astrae e pensa al lavoro che deve fare. Suo padre è un noto professore di scultura e io li ammiro tanto questi artisti perché in due secondi ti combinano un cavallo imbizzarrito oppure un toro incazzato, dipende, roba che io neanche in un anno saprei fare.
Eugenio mi ha parlato a lungo di quello che produce e anche Lorenzo e Roberto lo hanno ascoltato incuriositi.
La sua terna dominante è fatta di cavalli, auto sportive <Porsche> e di Moto <Ducati>.
Siii! … stiamo parlando delle mitiche ‘albero verticale e coppia conica’ che facciamo (e facevamo) qui a Borgo Panigale a un chilometro circa da casa mia, in via Cavalieri Ducati numero 3.
Vuoi perché nel ’70 avevo comprato uno Scrambler 250 giallo col mio amico Dalla, oppure perché d’estate <da studente> andavo a montare il cambio del Morini Corsaro nelle catene di via Bergami, a me questa storia che Lenzi avesse avuto un sodalizio con la Ducati mi stava appassionando sempre di più.
Ho dovuto scavare un po’ nell’animo di Lenzi per comprendere come è fatto, di cosa egli vive e cosa realmente lui sente.
Dunque, la Porsche è una passione di famiglia: suo padre ne possiede alcuni esemplari importanti e lui le disegna da quando era ragazzo.
Anche i cavalli fanno parte del suo dna, mentre le moto bolognesi coronano le loro passioni, giusto che sia così: tradizioni d’arte tramandate di generazione in generazione.
A questo punto, però, dopo tante parole, è giusto passare alla sintesi del mio incontro con l’Editore, il Fotografo e lo Scultore.
  • lo scultore farà riproduzioni in argento per l’editore in occasione del ventennale
  • il fotografo e lo scultore si accorderanno in camera caritatis per i loro progetti mirati che ancora non conosciamo
  • lo scultore produrrà per noi della Borsa alcuni esemplari in argento in tiratura limitata … vuoi mai che tra vent’anni ci saremo accaparrati un tesoro?
 
Mi pare che l’incontro nella trattoria della bassa bolognese sia stata una buona occasione per creare un bel progetto artistico-finanziario, un lavoro di cui sarò felice di parlarvi nei minimi dettagli al più presto. Seguiteci qui.
 
Francesco Caranti