Diego Pastorino, perché?

 

 

 

Ieri se n'è andato Diego Pastorino. E quando il film della vita di un amico che se ne va ti passa davanti agli occhi, in un attimo, questi sono i momenti in cui il vivere stesso è un atto di inadeguatezza.

L’ultimo mio ricordo visivo con Diego <vorrei che questo mi rimanesse in un questo turbinio maledetto di fotogrammi esistenziali> è una bella cena a Bologna: ci facemmo un gran piatto di pesce dal mio amico Paolo dai ‘Maialini’ lì vicino a casa mia.
Progetti di costruzione, di ricostruzione, di sinergia e poi, via, da Bologna a Milano dopo mezzanotte, veloci come frecce.
L’ultimo discorso fatto fu sul genitivo sassone che si doveva – o non si doveva – mettere dopo la marca del suo trenche Burberry o Burberry’s?
Queste erano spesso le conversazioni del cavolo che avevamo assieme, figurati te cosa ce ne poteva importare della griffe? Un fico secco!
Ma questi sono i discorsi leggeri che due amici hanno l’obbligo di farsi.
Quella era l’ultima volta, a Bologna.
Poi più.   Mi sembrava che stesse bene, eppure non me l’ha detto.
Gli auguri di Natale, anche per mail, in cui gli avevo parlato dei due pilastri delle macchine da corsa e della lite tra Ferrari e Lamborghini: quella lite portò al progetto Miura da parte di Ferruccio: la cosa lo aveva sorpreso e incuriosito e ci convincemmo di riunire le forze per mettere assieme un progetto riunificato di Web.
Poi, come spesso succede: lui preso là, io preso qua … la cosa si è arenata.
Diego amava molto Maigret e lo leggeva in francese: gli piaceva l’indagine, il racconto intrigato.
E’ solo l’intrigo della vita e della morte che a noi, accidenti, non è concesso comprendere.
Ciao caro Diego, cerca di andare pianino lassù con la tua Miura rossa. Ok?
 
Franz