Fuori programma: numeri, violini e sinfonie celesti

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Il mio amico Ario è dotato della giusta sensibilità per accordare i numeri ai ritmi celesti, le note musicali agli impianti cosmici e l’accordo dei violini alla fantasia creatrice di Bach.

Credo che il suo contributo, in una calda serata d’estate, potrà toccare la nostra sensibilità.
 
... vi lascio in sua compagnia, immersi in un racconto fantastico ...
 
“ ... il tipo che si sedette davanti a me era un po’ esitante: mi guardava di sottecchi, come per capire quanto sincera fosse la mia disponibilità.
Mi sarebbe piaciuto che completasse in santa pace quel processo valutativo nei miei confronti per chiedergli poi a quali risultati fosse pervenuto.
Sono sempre stato incuriosito dall’impressione che riesco a dare di me agli altri, ma gli unici che sia mai riuscito a far parlare erano tutti miei amici, i quali, per un dovere di affettività, mi hanno sempre, doverosamente assolto.  
Non mi fu mai possibile conoscere il risultato di quella valutazione estemporanea per un motivo semplice, ma determinante: il valutatore ero io.   Dopo i primi convenevoli gli chiesi se avesse qualche interesse alternativo dopo il lavoro ed egli, visibilmente sorpreso da quella domanda per lui inaspettata, mi disse con voce incerta: ‘il liutaio’.
A quel punto la sorpresa si trasferì a me e mi sentii dire: “il liutaio ?” 
Con tutta probabilità, quella che pensavo fosse un‘espressione incuriosita, si tradusse sul mio viso in una smorfia di inebetita ignoranza in quanto il mio interlocutore si premurò di aggiungere, con un’aria un po’ più sicura di prima:  ‘si, il liutaio, quello che ripara i violini’.
A questo punto i lettori si chiederanno cosa ci fosse di tanto importante in questo fatto, da parlarne in un Sito che parka di Economia. Orbene, se tale dialogo si fosse svolto tra due cultori di musica, non sarebbe stato certo importante, ma la bizzarria dell’evento era che si stava verificando in un asettico ufficio bancario e l’incontro tra me, valutatore, e il tipo incerto, il valutato, era finalizzato al verificare in quest’ultimo le cognizioni bancarie di base per poter poi essere inserito in un programma di formazione più approfondito.
Naturalmente, gli stessi lettori di cui sopra avranno intuito che della verifica non se ne fece nulla, ma, in compenso, si parlò di violini. Gli chiesi come facesse a conciliare la nobiltà del violino con l’aridità dei numeri, ma egli mi disse: ‘i numeri non sono affatto aridi’. E mi parlò di come utilizzasse i numeri proprio nella sua attività di liutaio.   Non bastava ascoltare il suono secondo il paradigma musicale: l’intensità e la sonorità della nota era così legata alla levità della mano, alla tensione della cordatura e al tipo dei legni utilizzati, che era necessario introdurre l’uso dei numeri per codificare le minime differenze sonore. E così, dalla stessa nota, l‘abete rosso ne fa scaturire la corposità e la compostezza, dall’acero marezzato il malinconico senso della fine e ... dal palissandro la gioiosa pulsione dello slancio vitale.   E solo numerandole si potevano esprimere queste sfumature.
Egli, nell’Agenzia dove lavorava, sentiva i numeri che aleggiavano nell’aria e che erano, al tempo stesso, i simboli della sua attività bancaria e del suo lavoro di liutaio.
Mi chiese poi se fossi ancora convinto dell’aridità dei numeri. Io accennai ad un sorriso di forzata compiacenza e liquidai il mio interlocutore.
Ma quella sera mi ritrovai a ripensare a quella bizzarra teoria sui numeri e dovetti ammettere che essa aveva esercitato su di me un certo fascino intrigante. In effetti, le note erano state inventate solo nel XVI secolo, i numeri almeno due millenni prima. E poi una partitura musicale non era comunque una sequenza matematica che veniva riprodotta con la simbologia delle note, per semplificare e per rendere eseguibile dall’uomo ciò che un’infinita scelta numerica avrebbe reso impossibile?
Ma certo: Bach avrebbe ugualmente parlato, nelle “Passioni”, del doloroso dramma di Gesù durante l’ultima cena con gli apostoli, anche senza note o numeri, ma senza di esse, gli altri, ossia la gente comune, non avrebbe potuto mai ascoltarle e suonarle a sua volta.
Già ... i numeri ... e quella loro stretta corresponsione con le note, come se i primi fossero il pensiero degli Dei e le seconde la loro voce! Ero ancora certo dell’aridità dei numeri, mi avrebbe chiesto a quel punto, ancora una volta, il mio amico liutaio ?   
... In una piccola isola del Mar dei Caraibi, Puerto Rico, c’è una piccola città, Arecibo, appoggiata ad una piccola montagna che venne chiamata, in un giorno in cui presumibilmente latitava la fertile fantasia caraibica, monte Arecibo.
Sulla cima di quella piccola montagna hanno costruito un radiotelescopio, anch’esso chiamato Arecibo, ma non è dato sapere se in onore della cittadina o del suo monte. E’ il più grande del mondo: la sua parabola di 350 metri di diametro, rivolta verso il cielo, ha il compito di captare i suoni che provengono dallo spazio. Tali suoni provengono a noi sotto forma di onde elettromagnetiche, che poi l’uomo codifica in sequenze matematiche, e quindi in numeri , per verificare se qualcuno di questi parametri sia “anomalo”, ossia provenga da una fonte vivente.
... e ancora una volta, i numeri, strettamente connessi ai suoni, sono lì pronti a capire se c’è vita nello spazio!   
Certo, i suoni che il grande telescopio registra, formano un rumore indistinto, ma forse Bach avrebbe potuto sentire qualche cosa di più in quelle note che provengono da tanto lontano e magari avrebbe ordinato in partitura e dato esecuzione a quella che gli astronomi definiscono “la sinfonia celeste“!     Assorto in queste considerazioni, ripensai con affetto al mio esitante amico liutaio che, nel piccolo mondo della sua Agenzia bancaria, ascoltava i suoni dei numeri che aleggiavano nell’aria, così come, in una piccola isola, su un piccolo monte, nelle tiepide notti caribegne, il grande orecchio di Arecibo, attento e paziente, ascoltava la voce delle stelle ... “
 
Ario Giovanni Benedetti