NNSS 1 - Saving and Loans, una crisi dimenticata?

 

 

 

Circa vent’anni fa, sul finire degli Anni ’80 e l’inizio dei ’90, una profonda crisi finanziaria scosse l’America. Anche questa crisi fu considerata peggiore di quella del ’29. Oltre 1000 ‘Savings and Loans Associations’ fallirono nel corso di una crisi che vide l’intervento del Congresso e del Governo degli Stati Uniti nel tentativo di salvare il salvabile. 50 miliardi di dollari vennero immessi nel sistema attraverso un fondo appositamente costituito e la crisi costò circa 153 miliardi di dollari agli americani:124 miliardi furono pagati dai contribuenti e prelevati direttamente dalle loro tasse o con imposte successive. Solo 29 miliardi di dollari vennero pagati dalle società insolventi ...

Cari amici del Sito, la fase d’incertezza che sta attraversando il nostro sistema economico-finanziario ha ispirato in me l’idea di dare forma e sostanza ad una nuova rubrica: ’Niente di nuovo sotto il sole’.  E con essa vi diletterò di economia e finanza del passato, di errori e di verità che dovremmo avere sempre ben presenti per trarne vantaggio. Darò l’avvio ad essa raccontandovi di  una crisi poco conosciuta dal pubblico italiano e forse dimenticata dagli stessi americani, la crisi delle Saving and Loans Associations. Uno dei tanti episodi del nostro passato da cui si evince quanto i governi sembrino dimenticare in fretta le gaffe commesse in altri tempi, reiterando le stesse in ogni tempo e in ogni luogo. Seguitemi. Vi racconterò cosa accadde a queste S&L (per brevità le troverete spesso definite così nel testo).

Le S&L sono banche specializzate nel promuovere l’acquisto di case a condizioni favorevoli, presenti in America sin dal 1800. Lo stesso governo degli States aveva dato loro nuovo impulso alla fine della seconda guerra mondiale per promuovere la costruzione di nuove case, e aveva assicurato i depositi sui conti di risparmio attraverso la Federal S&L Insurance Corporation (FSLIC). I tassi erano alti ma i mutui trentennali abbattevano la rata e milioni di americani si erano comprati la casa con questo sistema.

Dal 1966 al 1979 i tassi d’interesse di mercato si alzarono progressivamente e questo causò problemi alle S&L che vedevano i loro clienti ritirare i risparmi per investirli in prodotti più remunerativi. Va detto, infatti, che fino alla fine degli Anni ’70 le S&L erano sottoposte a regolamentazione piuttosto rigida: potevano concedere solo piccoli prestiti e il tasso sui depositi aveva un tetto massimo. All’inizio degli Anni ’80, durante l’amministrazione Carter, iniziò la deregulation: venne alzato il tetto massimo sui tassi di deposito, innalzato il massimale assicurato (da parte della FSLIC) sui depositi da 40.000$ fino a 100.000$, concesse maggiori libertà per i mutui di acquisto, sviluppo e costruzione. Inoltre venne approvata una legge finanziaria che forniva incentivi all’investimento in immobili per i privati, ciò che contribuì al boom immobiliare degli anni ’80.

Ma i depositi delle S&L non offrivano più tassi competitivi rispetto ai fondi monetari; le istituzioni avevano molto denaro impegnato in mutui a lungo termine e a tasso fisso e, con il tasso del denaro che saliva, erano costrette a far fronte alle richieste dei depositari. Durante l’amministrazione successiva di Regan, alle S&L vennero concesse altre liberalizzazioni quali il pagamento di tassi d’interesse di mercato sui depositi, la presa in prestito denaro dalla Federal Reserve, la stipulazione di mutui e prestiti commerciali, la concessione di credito al consumo, il rilascio di carte di credito, il possesso di immobili. Molte delle prerogative proprie delle banche, senza peraltro l’obbligo di richiedere le stesse garanzie.

Le S&L, per riuscire a fornire ai loro depositanti tassi d’interesse di mercato e quindi uscire dal rischio di insolvenza, cercarono rendimenti elevati alternativi, investendo in fabbricati e terreni e, contemporaneamente, concedendo crediti commerciali facili. Il patrimonio delle S&L Texane aumentò in media di oltre il 50%, alcune lo triplicarono. Anche le società Californiane ebbero un simile sviluppo.

Nel 1986, il Tax Reform Act stabilì di limitare molte deduzioni fiscali sulle proprietà immobiliari e sugli affitti percepiti. Questo causò la fine del boom degli immobili, poiché molti di essi venivano acquistati proprio in funzione del vantaggio fiscale che ne derivava. Inoltre molti possessori di proprietà, furono spinti a svendere i loro immobili. La costruzione di nuove case crollò da 1,8 milioni a 1 milione, il valore più basso dalla seconda guerra mondiale in poi. Iniziarono i fallimenti delle S&L texane (14 delle maggiori S&L del paese  erano in Texas), una recessione collegata anche alla diminuzione drastica del prezzo del petrolio (-50%) di cui il Texas è produttore. La FSLIC è per la prima volta insolvente.

Nel 1988 viene eletto Presidente Bush (padre del penultimo presidente degli Stati Uniti) ma la crisi delle S&L non fa parte del suo programma elettorale. Vengono successivamente aboliti il FHLBB (che aveva compiti di vigilanza) e il FSLIC, creando un nuovo ufficio per la supervisione delle Saving and Loans Associations. Vengono inoltre stanziati 50 miliardi di dollari per far fronte alla crisi; questa sottovalutazione del problema sarà una costante e causerà l’allargamento della voragine. Solo nel 1995 sarà chiara la magnitudo di questa voragine … ma solo voltandosi indietro.

Altro problema per le S&L, che risale all’inizio degli anni ’80, furono i brokered deposits, cioè certificati di deposito acquistati e rivenduti da broker (di solito cd a breve termine per 100.000$). In pratica erano depositi collettivi, sottoscritti da molte persone; il broker raccoglieva il denaro e ‘bussava’ alla porta degli istituti depositando il denaro presso quello che gli offriva il tasso più elevato. E poteva pure decidere di cambiare banca, se un’altra gli offriva di più. Erano evidentemente prodotti estremamente rischiosi per la banca che li accettava, perché questa era costretta a tenere tassi elevati col rischio di vederseli portar via da un momento all’altro. Le banche e le S&L potevano avere solo il 5% dei propri depositi affidati a broker. Ma questo limite venne elevato e anche le più piccole S&L poterono attrarre clienti per i tassi elevati che offrivano sui certificati di deposito. Per fare ciò dovevano investire a loro volta in rischio. Venne inoltre creato da alcuni broker il “linked financing”: il broker offriva ad una S&L molti depositi se quest’ultima concedeva prestiti a chi loro ritenevano opportuno, quasi sempre loro clienti spesso insolventi. Questa pratica contribuì ad aumentare la gravità della crisi, soprattutto per le piccole S&L.

Nel 1989 scoppia uno scandalo politico di senatori corrotti da una S&L. Vennero soprannominati I Keating Five i cinque senatori che ricevettero contributi dal presidente della Lincoln S&L Association, Charles  Keating appunto, per eliminare le barriere ed i vincoli  ancora esistenti per le S&L. La Lincoln aveva infatti investito oltre i limiti consentiti in terreni, azioni, progetti di investimento immobiliare e junk bond. Una indagine del Federal Home Loan Bank Board mise in luce tali irregolarità e dubitò che la situazione delle S&L fosse sostenibile ancora a lungo e che il loro fallimento sarebbe costato molto agli Americani. I cinque senatori intervennero per chiedere spiegazioni al capo del FHLBB e per interrompere l’indagine.  I contributi alle campagne elettorali dei candidati sono legali negli States, ma i senatori in questione vennero accusati di favorire il loro sostenitore, cosa questa non consentita. Nessuno dei 5 venne completamente scagionato dalle accuse, nel migliore dei casi furono ritenuti responsabili di “poor judgment”. Questa storia è costellata di nomi celebri: l’uomo che vedete al centro dell’immagine a fianco riportata è proprio quel John McCain candidato presidente nel 2008. Keating, fra l’altro, chiese la perizia di un autorevole e allora indipendente economista, tale Alan Greenspan, il quale dichiarò che gli investimenti diretti della Lincoln non erano dannosi.

Nel 1989 la Lincoln fallì e i senatori furono indagati. Il congresso concesse alle S&L insolventi di non fallire, nel senso che tecnicamente fallirono ma i debiti non vennero ripianati dalle società, come invece accadeva per le banche Americane nelle stesse condizioni. La situazione venne risolta prelevando dalle casse dello stato 124 miliardi di dollari, provenienti dalle tasse degli americani. Solo la rimanente parte di circa 29 miliardi di dollari venne effettivamente pagata dalle società fallite. Il totale della crisi fu quindi un buco di 153 miliardi di dollari. Sono cifre di tutto rispetto, ma che fanno quasi sorridere se confrontate con l’enorme voragine della crisi attuale. Vanno valutate per quello cui hanno condotto, cioè la terza grande crisi finanziaria in ordine di grandezza che ha sostenuto la crisi dei mutui subprime che ben conosciamo.

La stessa FSLIC dichiarò fallimento, pesando per altri 20 miliardi di dollari sui contribuenti. Con la calcolatrice in mano, si può dire che dal 1986 al 1989 la FSLIC chiuse 296 S&L association; la RTC (la compagnia assicurativa creata in seguito al fallimento della FSLIC) dal 1989 al 1995 chiuse 747 istituzioni. In totale furono chiuse 1043 Savings and Loans Assocation. Dal 1986 al 1995 le società di questo genere si ridussero da 3234 a 1645, cioè quasi si dimezzarono.

La crisi fu risolta abolendo la FSLIC e introducendo un ufficio del ministero del tesoro con l’incarico di sorvegliare gli istituti di credito. Fu creata poi la Saving Association of Insurance and Fund con il compito di assicurare i conti bancari presso le S&L fino a 100.000 dollari, attribuendo a Freddie Mac e Fannie Mae (già! Proprio loro, in grave crisi in questi giorni!) compiti di sostegno alle famiglie con mutui. Queste ed altre misure hanno riportato fiducia nei mercati e, soprattutto, nella possibilità di contrarre i mutui per la casa, che ha fatto da base per il rilancio del settore immobiliare (fino a poco tempo fa, almeno!).

Già … ma si è risolta la crisi? O è servita da trampolino di lancio per la crisi dei mutui subprime? Le Savings and Loans Associations sono piccole banche, con compiti di sostegno alle famiglie. La maggior parte di esse si è trovata a far fronte a situazioni che non sapevano e non potevano gestire, ed hanno iniziato a cercare rendimenti facili che permettessero loro di sopravvivere.

Ma le misure adottate dal governo Usa non sono state la cura adatta, hanno dato solo una illusione di risoluzione facendo invece avvitare sempre più le S&L su loro stesse e amplificando il debito. Probabilmente se fossero state fermate sul principio, il dissesto sarebbe stato di almeno dieci volte inferiore. Questa crisi è stata meno pesante di quanto avrebbe potuto essere in realtà, i numeri sono decisamente inferiori a quelli che stiamo iniziando a vedere per la crisi attuale ed inoltre non ha quasi intaccato le Borse. Ciò non toglie che  la soluzione blanda e complice adottata dal governo americano e il fatto che sia ampiamente intervenuto per ripianare il debito abbia innescato un meccanismo di protezione delle savings and loans che ha portato alla crisi attuale.

Far credere cioè alle banche che possono permettersi di non fallire e di far pesare i propri errori sui contribuenti.

Il coinvolgimento dei due colossi Freddie Mac e Fannie Mae nella risoluzione della crisi delle S&L non è un caso e non è un caso se proprio questi due pilastri dell’industria dei mutui americana si sono trovati in gravissime difficoltà ora, dovendo ricorrere all’intervento del governo americano a loro sostegno.

E per fortuna che negli States si parla di liberismo! Se fossero propensi all’intervento statale … cosa pensate accadrebbe?

Marco Degiorgis