Opzioni di Borsa in laboratorio – 45 – CMO: Chande Momentum Oscillator

rubrica: 

Imperterrito, cocciuto e fermo nei miei propositi, continuo l’analisi degli Indicatori di Borsa giusto per non lasciar nulla di intentato e, specialmente, per capire se quanto è stato creato da altri possa offrirmi spiragli e suggerimenti oppure possa farmi venire in mente qualche elemento in più nella visone generale delle cose.

Resto convinto che solo attraverso questo passaggio in Excel si riesca ad entrare nel vivo di questi studi se non altro perché quando devi trasformare il problema in un codice di programmazione, non puoi certo permetterti il lusso di non aver capito alla perfezione come gira realmente.
 
Se permettete, ormai a quasi un anno di questa rubrica, vorrei dire a voce alta quel che ne penso di questi Indicatori: naturalmente ognuno di voi la penserà come meglio crede.
Più vado avanti su questa strada e più mi accorgo che i veri pezzi da novanta sono le basi statistiche di Gauss, cioè la regressione lineare e la deviazione standard mentre tutto il resto è una sorta di cabala che lascia un po’ il tempo che trova.
Per esempio lo stocastico della volta scorsa, il CMO che vedremo oggi e il vecchio Aroon <solo per citarne alcuni> sono elaborazioni più o meno simili, tutte figlie di pensieri macchinosi e talvolta farraginosi. Voglio dire che, espressioni del tipo <vado a spanne tanto per farmi capire> “la somma degli ultimi minimi di K1 sedute più la differenza degli ultimi massimi di K2 sedute” mi sembrano scelte un tantino irrealistiche perché alla fine della fiera, a noi che ci interessiamo di Opzioni, quel che veramente serve, è capire se la Borsa è in trend oppure se si muove in laterale, condizione fondamentale, questa, per decidere se presentarsi come compratori di Opzioni oppure come venditori.
Già: perché è questa e solo questa l’unica strada dell’Opzionista, ripeto: compratori di MIBO in presenza di trend, venditori di MIBO in assenza di trend … tutto il resto conta niente.
L’idea che mi son fatto in questi anni è che per capire la forza/debolezza del mercato non devi tanto interpretare dove “sta andando” la Borsa ma piuttosto dove “realmente è” in quel periodo.
Ci si ostina molto in giro a parlare di supporti e resistenze ma questo all’Opzionista serve il giusto perché, come al solito, “in Borsa lo sai dopo”.
Voglio dire che se, ipoteticamente, la Borsa è in rialzo e l’analisi grafica riconosce una resistenza, per esempio, a 16550 del Future, a me che sono opzionista, effettivamente, cosa me ne può importare? Niente di niente!
Ma come? Direte voi, è a quel punto che scarichi le call che ti eri comprato prima. 
Eh già, lo so anch’io ma è anche vero che ‘dopo son tutti professori’.
Sì, perché se a quella resistenza non ci si arriva magari perché ti cade il Governo o perché quell’invasato di Kim Jong-un decide di lanciare qualche testata nucleare dalla Corea, sai te dove vanno a finire quelle call comprate?  Ciao! Le tue call si azzerano e tu piangi.
No, credetemi, con le Opzioni che sono famose per gonfiarsi e sgonfiarsi come fisarmoniche, con queste prospettive di analisi tecnica non si va da nessuna parte.
Ormai io mi sono fissato tanto che qualcuno, bonariamente, me l’ha fatto notare ma io insisto ogni volta: con le Opzioni devi sapere dove presumibilmente batte il mercato giorno per giorno e solo da lì devi partire e saperti regolare.
Quindi devi costruirti una specie di Linea Verde, cioè una linea di equilibrio molto stabile in grado di limitare la tua operatività ma altrettanto pronta a scattare quando deve scattare.
Uno scatto ogni strike di 500 punti va più che bene: se scatta ti muovi anche tu, se sta ferma puoi anche andare al mare.
Poi può succedere di tutto:

  • Se sta ferma stai fermo anche tu
  • Se scatta in su, sposti le Opzioni in alto
  • Se scatta in giù, sposti le Opzioni in basso

 
… tu devi restare in equilibrio lì dov’è il mercato e lo devi controllare due o tre volte al giorno.
Credimi, è impossibile sbagliare e in fondo non è poi tanto difficile, ti pare?
Ma, come dicevo all’inizio, io vado avanti ugualmente con gli Indicatori perché, guardane uno, guardane due, guardane dieci, alla fine potrai dire che tanti ragionamenti non valgono un fico secco mentre, magari, qualche idea buona di qua o di là è anche venuta a galla.
 
Fine delle chiacchiere: oggi vediamo il CMO, acronimo di Chande Momentum Oscillator.
Chande è il progettista (di lui so ben poco, salvo che è uno studioso a stelle e strisce), il Momentum è un termine della finanza preso in prestito dalla fisica, tanto che in meccanica razionale si parla del momento di inerzia, mentre Oscillator è analogo di “Indicatore”.
Per la cronaca, il momentum, in finanza, indica la forza del mercato ottenuta campionando il tasso di variazione dei prezzi rispetto ai loro livelli effettivi. Il concetto è giusto ma, come sempre in questi casi, ci si imbatte con la solita rogna del dominio temporale (il nostro K1): cioè a quanti giorni faccio le mie osservazioni storiche? E qui siamo nei guai perché ancora una volta si ripresenta il solito problema della coperta corta.
 
Vediamo allora cosa dice la letteratura (da Equis Metastock):
“... The Chande Momentum Oscillator (CMO) was developed by Tushar Chande.  A scientist, an inventor, and a respected trading system developer, Mr. Chande developed the CMO to capture what he calls "pure momentum".  For more definitive information on the CMO and other indicators we highly recommend the book The New Technical Trader by Tushar Chande and Stanley Kroll.
The CMO is closely related to, yet unique from, other momentum oriented indicators such as RSI, Stochastic, Rate-of-Change, etc.  It is most closely related to Welles Wilder's RSI (see Relative Strength Index), yet it differs in several ways:

  • It uses data for both up days and down days in the numerator, thereby directly measuring momentum.
  • The calculations are applied on unsmoothed data.  Therefore, short-term extreme movements in price are not hidden.  Once calculated, smoothing can be applied to the CMO, if desired.
  • The scale is bounded between +100 and -100, thereby allowing you to clearly see changes in net momentum using the 0 level.  The bounded scale also allows you to conveniently compare values across different securities. ...”.

 
Le barriere di trigger del CMO, come vedete, questa volta sono poste a +100 e a -100.
Come al solito, plottiamo in Metastock il CMO a 5 sedute del nostro solito periodo campione, 2 gennaio / 12 giugno 2012 per vedere l’effetto che fa:
 

Ricostruiamo tutto con Excel, sempre con dominio 5 (in allegato il file per le vostre prove):
 

Partiamo da Colonna G: Differenza delle ultime 2 chiusure
Colonna H: Se il dato precedente è negativo (vengo da un ribasso) non faccio nulla, diversamente riporto la differenza
Colonna I: E’ la somma degli ultimi K1 periodi (5 nel nostro caso) di H.
Per esempio: il 12/01/2012 ho 791 che è la somma di: 0 (6 gennaio) + 0 (9 gennaio) + 443 (10 gennaio) + 38 (11 gennaio) + 310 (12 gennaio)
Colonna J: è il contrario di quanto ho fatto per la colonna H. Se il dato precedente è positivo (vengo da un rialzo) non faccio nulla, diversamente riporto la differenza
Colonna K: E’ la somma degli ultimi K1 periodi (5 nel nostro caso) di J.
Per esempio: il 9/01/2012 ho 1244 che è la somma di: 0 (3 gennaio) + 318 (4 gennaio) + 560 (5 gennaio) + 122 (6 gennaio) + 244 (9 gennaio)
Colonna L: è la differenza di “I” meno “K”.
In italiano suona così: “L” è la differenza della somma delle variazioni dei rialzi degli ultimi 5 periodi meno quella dei ribassi negli stessi 5 periodi  
Colonna M: è la somma di “I” più “K”.
E’ come per “L” ma sommo anziché sottrarre
Colonna N: proporzionalizzo “L” ed “M” a 100 e ottengo l’oscillatore di Chande. E’ nato il CMO.
Per esempio. Il 9/01/2012 faccio: L/M moltiplicato 100.  Ottengo: -1053/1435 x 100 = -73,38
 
Dunque, finalmente, abbiamo trovato il valore di Chande che, per come sono costruite le funzioni, oscillerà tra -100 e 100.
Nell’excel allegato troverete 100 il 19 marzo e -100 il 10 aprile del 2012.
Corretto ciò che dice un’altra letteratura a questo proposito:  
“... The chande momentum oscillator differs from other technical indicators like the RSI and MACD, because it uses up and down days in both the numerator and denominator ...”
 
Giunti alla fine del nostro lavoro, ho provato a calarmi nella logica del signor Chande che apprezzo molto per la fantasia e i voli di Pindaro ma un pò meno per la logica sottostante e per i modesti risultati.
Provo a spiegare.
Innanzitutto Chande esclude dal calcolo i minimi e massimi di seduta che, a mio modo di vedere, la dicono lunga sulla storia della seduta stessa. Infatti, secondo il mio punto di vista, due sedute di Borsa, entrambe con chiusura uguale al giorno precedente, in cui la prima ha un’escursione di pochi punti e l’altra di 1000 punti, non possono essere interpretate nello stesso modo. Nella prima non c’è stata guerra, mentre nella seconda se le sono date di santa ragione per poi chiudere in parità. Io preferirei che queste sedute venissero pesate numericamente in modo diverso.
La seconda osservazione che farei è l’eccessiva importanza del dominio (il nostro k1) nella interpretazione. Se tengo un valore basso (il nostro 5) difficilmente intercetto un trend sano e definito, ma appena alzo il valore (da 5 lo porto a 15) vedrete anche voi che si fa molta fatica a trovare gli estremi (100 / -100) su cui impostare lo start-up dell’operatività.
Morale: questo lavoro è sicuramente fantasioso ma anche macchinoso e scarsamente applicabile nell’operatività con le Opzioni.
 
Vi lascio alle vostre meditazioni.
La prossima volta vedremo il Parabolic SAR di cui tanto si sente parlare in giro.
 
Appuntamento sempre qui, su www.francescocaranti.net
 
Francesco Caranti