Opzioni di Borsa in laboratorio – 46 – Parabolic SAR – parte 1

rubrica: 

Parlare del Parabolic SAR di Welles Wilder senza lasciare ombre e dubbi non è impresa facile, specialmente quando si entra nei dettagli di Excel ma, come vedrete, ne sarà valsa la pena perché questo Indicatore “popolare” ha sicuramente una marcia in più di quelli visti finora.

Prima di cominciare non sarebbe male fare il punto sui termini utilizzati dall’autore e spendere qualche parola sulla Parabola e sul SAR.
Dai che iniziamo!
Che cosa c’entri la parabola con l’Indicatore di Wilder è presto detto: se visualizziamo il grafico sul nostro solito periodo campione notiamo subito una certa somiglianza con l’immagine geometrica che ho preso da Internet:
 

Esatto! Come possiamo vedere, la serie di punti rossi del Parabolic SAR hanno una certa somiglianza con la Parabola della geometria, in modo particolare quando i trend sono lunghi e la pancia dei punti rossi si ingrossa nelle immediate vicinanze delle inversioni.
 
Vi tolgo subito un dubbio: Wilder non usa affatto l’equazione della parabola per costruire il suo Indicatore ma una serie di algoritmi che nulla hanno a che vedere e per questo io posso immaginare che dovendo dare un nome al suo lavoro, l’autore abbia approfittato della somiglianza per chiamarlo, appunto, parabolic.
 
In geometria la parabola è una delle curve più interessanti perché gode di moltissime proprietà di cui si è avvantaggiata la fisica e l’ingegneria in genere. La prima cosa da dire è che al centro ci sta sempre un fuoco che è il cuore di tutto il ragionamento. Infatti, riprendendo il disegna in testa, si vede che, preso un qualsiasi punto P della parabola (es: P1, P2, P3) e congiungendolo con il fuoco si ottengono segmenti sempre uguali a quelli che collegano i punti P stessi all’asse X sottostante. Nel nostro caso, avremo che F/P1 = P1/Q1, F/P2 = P2/Q2, F/P3 = P3/Q3 e via di seguito.
Inoltre, la parabola è la risposta all’equazione di secondo grado: Y = ax al quadrato + bx +c.
Poiché già dal nostro schema risalta la proprietà di equidistanza tra un punto unico (il fuoco) e una retta orizzontale, quei furbetti degli ingegneri hanno subito pensato di sfruttare la questione in termini pratici e in quattro e quattrotto ti hanno inventato i fari abbaglianti della macchina. In che modo? Semplice! Si fa così: metto una fonte di luce al centro del proiettore, cioè esattamente sul fuoco. Poi costruisco quel proiettore con un materiale specchiato a forma di parabola, per l’appunto.  Zac!!! Il gioco è fatto. Vedrai che da quel proiettore partirà un fascio di luce bella dritta e sparata in direzione del fronte marcia, l’arcinoto “abbagliante”.
Ma non è finita qui perché la proprietà vale anche al contrario ed è facile rendersene conto pensando alla parabola del televisore. In questo caso il progetto è inverso a quello dell’abbagliante. Noi sappiamo che nell’etere si muovono tutte le frequenze possibili, anche quelle più deboli e lontane, come per esempio le emittenze dell’Asia e dell’America. Il segnale elettronico è qui proprio sul nostro cielo ma per captarlo in forma chiara e stabile occorre prima di tutto indirizzarlo verso di noi e poi, magari, amplificarlo un po’. Allora facciamo così: creiamo una “padella metallica” a forma di parabola e al centro (nel fuoco) gli mettiamo una specie di “fungo ricevente” che, sempre quei furbastri degli ingegneri, hanno chiamato illuminatore.
Perfetto, il gioco è fatto … sì, perché la parabola, facendo il giochetto inverso a quello dell’abbagliante, questa volta riceve le onde sul fuoco dell’illuminatore per poi portarle al cavo dell’amplificazione.
Fine della discussione sulla parabola! Basta così. Ma era solo per dire qualcosa su questa stupenda figura geometrica che, ripeto, ha qualcosa a che vedere con l’invenzione di Wilder, ma solo per la figura grafica risultante, non certo per la formula matematica.
E ora due parole sul SAR, acronimo di Stop And Reverse: se ero posizionato a rialzo (Long), chiudo e mi giro a Ribasso … e, naturalmente, faccio al contrario.
Già: il SAR è fantastico ma lo è solo in teoria perché vi assicuro <e forse lo saprete> che nella pratica a fare un SAR ci vuole un coraggio da leone perché se quel SAR l’hai sbagliato, dopo due secondi, anziché guadagnare, cominci a perdere per il doppio.
Per quanto mi riguarda, personalmente tendo a non usare quasi mai il SAR perché, specialmente con le Opzioni, è molto meglio diluire piano piano le posizioni, con molta progressione, sempre a patto di averci azzeccato.
Sono d’accordo con voi sul fatto che le inversioni in Borsa sono all’ordine del giorno perché le brutte notizie, quando arrivano, ti annullano un trend positivo anche solo in mezza giornata ma, ripeto, che a girare tutte le posizioni a portafoglio ci vuole una presenza di spirito fuori dal comune e una componente di freddezza non alla portata di molti.
E anche se preferiamo essere attenti farmacisti e abili sarti di Borsa (alludo, ovviamente, a movimenti di portafoglio meno aggressivi) ciò non significa che si debba ignorare il progetto di Wilder che, a mio modo di vedere, è veramente elegante e originale.
 
Come al solito, anche in questo Indicatore ci sono dei parametri da scegliere che però, a differenza di quanto abbiamo visto fino ad oggi, non sono più dei domini temporali (es: media mobile a 14 giorni) ma solo variabili matematiche.
Per il momento, prima ancora di farci prendere dalla preoccupazione, vi dico i nomi di questi  parametri del Parabolic SAR.
Sono solo due e si chiamano:

  • Step            valore di default: 0,02
  • Maximum       valore di default: 0,20

 
Con calma, vedrete che dalla prossima volta ci divertiremo.
Vi aspetto sempre su questo sito.
 
Francesco Caranti