Opzioni MIBO - Guardiamo lontano

rubrica: 

Impariamo ad allargare il nostro orizzonte temporale

Cari amici di Francescocaranti.net, finalmente, come avevo promesso, iniziamo ad esaminare in modo dettagliato le problematiche inerenti l’operatività in Opzioni con scadenze lontane, accennata marginalmente in precedenti interventi. Si tratta di un argomento decisamente affascinante e, per certi versi, misterioso, in quanto operare su scadenze lontane significa, per la maggior parte degli addetti ai lavori, muoversi su un territorio poco esplorato. A riprova di questa affermazione, propongo alcuni  dati inerenti i Volumi e gli Open Interest tratti dall’ Idem, il mercato dei Derivati di Piazza Affari.
 
Nell’immagine che segue, tratta dalla piattaforma da me utilizzata, guardiamo la scadenza (decisamente ravvicinata) di Dicembre 2012 (Figura 1) e mettiamola a confronto con quella di Dicembre 2013 (distante più di un anno) (Figura 2). Al centro sono riportati gli strike, a sinistra sono posizionati i book delle Call, a destra quelli delle Put. Osservando il lato Call, la prima colonna riporta i simboli identificativi delle Opzioni (codici ISIN) utilizzati per identificare in modo univoco ciascun tipo di contratto; la seconda l’ ultimo prezzo eseguito; la terza e la quarta, designate “Bid” e “Ask”, le proposte in denaro e lettera sui vari book. Fin qui dovrebbe essere tutto chiaro per chiunque abbia un minimo di esperienza operativa. Ma le ultime due colonne, che riportano rispettivamente i Volumi e gli Open Interest, già cominciano ad essere meno familiari, nel senso che sono “numeri” che non tutti guardano. Discorso analogo per i book di destra delle Put. Sul significato dettagliato di Open Interest non sto a ripetermi, perché è stato già affrontato nella prima versione del Corso, né tantomeno mi addentro sulle conclusioni possibili che si possono trarre dall’analisi di tale grandezza: quello che mi preme è solo mettere in guardia l’operatore dagli enormi rischi che si corrono prendendo per oro colato la congettura secondo cui gli strike sui quali insiste un massiccio Open Interest possono essere venduti “in scioltezza”, in quanto esiste una elevatissima probabilità che a scadenza restino inviolati. Nulla di più sbagliato! Un Open Interest va preso per quello che è, ossia una posizione aperta, stipulata da due parti (un compratore e un venditore), quindi nulla ci autorizza a credere che ad avere ragione alla fine sia il venditore. Uno strike particolarmente “affollato”, significa semplicemente che lì si concentra l’attenzione di molti operatori, nulla più.
 

Es.   Bid   Ask          Vol. O.I.      Strike                                Es.   Bid   Ask       Vol. O.I.

Figura 1 - Book sulla scadenza di Dicembre 2012 con Volumi e Open Interest
 

Es.   Bid   Ask        Vol. O.I.     Strike                                Es.   Bid   Ask         Vol. O.I.

Figura 2 - Book sulla scadenza di Dicembre 2013 con Volumi e Open Interest
 

Comunque, visto che abbiamo riportato questi numeri, guardiamoli. Se osserviamo lo strike 17000 per le Call, notiamo che sulla scadenza ravvicinata si ha un massiccio Open Interest con più di 8000 contratti aperti, anche con discreti scambi, con un volume di 101 pezzi, tenendo conto che lo strike è abbastanza lontano dai valori correnti dell’indice che si attesta sui 15300. Se guardiamo invece la seconda tabella, sempre per lo strike 17000 delle Call, notiamo che l’Open Interest è bassissimo, pari a 477 contratti in essere, e anche i volumi sono decisamente più contenuti, con 25 pezzi scambiati. Non mancano Opzioni ben trattate anche a scadenza lontana, come le Put 15000, 14000 e 12000 con buoni Open Interest ma, in generale, la sostanza è che la scadenza ravvicinata è molto più scambiata ed ha numeri molto più massicci di contratti in essere. E’ pertanto dimostrata l’affermazione iniziale secondo cui le scadenze lontane sono un po’ “trascurate” dagli operatori, sia privati che istituzionali. Il motivo principale di questo stato di cose, a mio modo di vedere, sta nel fatto che la grande speculazione (certo, perché le Opzioni sono strumenti altamente speculativi il cui utilizzo è praticato per lo più da istituzionali aggressivi o trader privati esperti ed amanti del rischio. Ricordiamolo sempre!) ha orizzonti temporali decisamente brevi e tale tendenza ultimamente si sta accentuando: basti osservare che i movimenti direzionali di una certa entità sono particolarmente veloci, specialmente i ribassi. Pertanto, per assecondare questi trend di breve e trarne vantaggio, sui book delle scadenze ravvicinate compaiono massicci scambi di Opzioni e Futures. Inoltre le scadenze ravvicinate arrivano presto per cui, una volta conclusa l’operazione, se ne può subito imbastire una nuova e può, così, partire un altro giro di giostra in questo pazzo circo! A mio avviso le scadenze lontane sono trascurate “ingiustamente”, in quanto possono essere utilizzate con profitto per mettere imbastire strategie a rischio più contenuto, ma non per questo meno remunerative.
 
Dopo aver osservato i dati relativi a Volumi ed Open Interest, esaminiamo con maggiore calma numeri che ci interessano di più, ovvero i prezzi. Partiamo dagli strike ATM, grossomodo i 15000 punti. La Call e la Put su Dicembre 2012, 53 giorni alla scadenza da oggi, valgono rispettivamente 765 e 462 punti (media tra le proposte migliori in denaro e lettera), mentre quelle su Dicembre 2013, 417 giorni alla scadenza da oggi, si attestano a 1625 e 1780 punti. Consideriamo la somma dei prezzi di Call e Put su ciascuna scadenza, come a voler determinare il prezzo di uno Straddle, per superare i disallineamenti dovuti ai dividendi da scontare per la scadenza lontana che fanno sì che sulla scadenza lontana le Put valgano un po’ di più, nonostante lo strike 15000 sia leggermente ITM per le Call e OTM per le Put. Lo straddle ravvicinato vale 765+462 = 1227,  quello lontano 1625+1780 = 3405. Nel primo caso viene prezzato un valore temporale di 52 giorni, nel secondo di 417 e pochissimo valore intrinseco che, ai fini di questo ragionamento, può essere trascurato. Il rapporto tra i prezzi dello straddle, tra Dicembre 2013 e Dicembre 2012, vale 3405/1227 = 2.77, mentre il rapporto tra i giorni di vita residua vale 417/52 = 8.02; da ciò segue che il valore temporale delle Opzioni non viene pagato dal mercato allo stesso modo, ma quello ravvicinato ha un costo decisamente superiore per quanto concerne gli strike ATM. Da ciò segue che se io mi voglio porre sul mercato in ottica di compratore, posizionandomi sulle scadenze lontane riesco a risparmiare. L’ altra implicazione di quanto osservato, riguarda il decadimento temporale delle Opzioni che non avviene in modo uniforme ma, al contrario, è poco rilevante quando la scadenza è lontana e accelera, dapprima dolcemente, poi in modo dirompente con l’approssimarsi della scadenza. A conferma di ciò, determiniamo la perdita di valore temporale in un anno, in una ipotetica situazione di parità di tutte le altre condizioni. Lo straddle in scadenza ravvicinata, ricordiamolo, non compare dal nulla, ma sta lì da almeno un anno, due, o anche più e, nel frattempo, ha perso valore. Se non teniamo a mente questo, facciamo come da bambini, quando vedendo una vecchietta, pensavamo che fosse nata in quel modo e non che anche lei fosse stata una bambina in un tempo lontano! Dunque, se calcoliamo la differenza dei prezzi, otteniamo (3405-1227) = 2178 punti di valore temporale perso in 365 giorni, quindi ad una media di poco meno di 6 punti al giorno. Se invece calcoliamo il decadimento temporale possibile per la scadenza ravvicinata, in caso di approdo del sottostante a 15000 punti, abbiamo 1227/52 = 23.6 punti: molto di più. Questo, amici miei, è il motivo per cui i Venditori preferiscono posizionarsi sulle scadenze ravvicinate: hanno come prezioso alleato il Tempo che, senza un trend favorevole, provoca una veloce “asfissia” delle Opzioni. Se ci si pone venditori sulle scadenze lontane e basi ATM, come si è visto, il guadagno si concretizza molto lentamente, a una media di 6 punti al giorno su 3405 di uno straddle e, specie i primi mesi, è davvero dura, perché questi 6 punti non sono costanti, ma sono piuttosto il risultato medio di 1-2 punti i primi mesi e 10 punti dopo 7-8 mesi, non essendo costante il decadimento temporale. Ma, nel frattempo, basta un aumento improvviso di volatilità o un veloce movimento direzionale, e si va sotto. Quindi, per contro, ad acquistare uno Straddle a lunga scadenza difficilmente si sbaglia, perché da un lato, il decadimento temporale è modesto, dall’altro il tempo a disposizione per vedere un consistente movimento direzionale è tanto. Con questo non voglio certo dire che ad implementare una strategia simile si guadagni sempre perché mentirei: a seconda delle situazioni, vanno fatti tutti i “distinguo” del caso e, in primo luogo, bisogna guardare la volatilità implicita perché, se è molto alta, le Opzioni hanno prezzi gonfiati e pertanto l’ acquisto è sconsigliabile.
 
Veniamo adesso agli strike OTM, ad esempio la Call 17000 e la Put 13000. In questo caso valgono considerazioni del tutto differenti. Sulla scadenza ravvicinata tali Opzioni prezzano entrambe circa 80 punti, mentre su quella lontana rispettivamente 785 e 980 punti. Se pensiamo alla compravendita di uno Strangle su tali basi, i prezzi aggregati sono 80 + 80 = 160 punti per Dicembre 2012, e 785+980 = 1675 punti. Ripetiamo a questo punto le considerazioni sul valore temporale svolte per lo straddle. Sulla scadenza corta abbiamo 160/52 = 3.07 punti di valore temporale giornaliero, mentre su quella lunga 1675/452= 3.70 punti. In questo caso, pertanto, non si può affermare che il valore temporale “lontano” costi di meno di quello “vicino”, anzi, vale il contrario. E adesso calcoliamo il decadimento temporale che si è avuto nel corso di un anno a parità di altre condizioni: (1675-160) / 365 = 4.15, maggiore del valore 3.07 residuo sulla scadenza corta. Ebbene, le Opzioni OTM hanno un decadimento temporale completamente diverso da quelle ATM: maggiore all’ inizio e minore alla fine. La spiegazione sta nel ruolo della volatilità implicita che impatta sui prezzi delle opzioni OTM in modo maggiore per le scadenze lontane. Pertanto, dovendo operare da venditore, una strategia valida può essere data dallo short strangles lontani in presenza di volatilità particolarmente elevata. Sconsigliabile operare sulle Opzioni OTM a scadenza ravvicinata: a venderle si incassano veramente due spiccioli e non conviene (immobilizzo di margini troppo alto rispetto ai ricavi, possibilità di “cigni neri” sempre in agguato), ma a comprarle si rischia di buttare via i soldi, anche se pochi, perché gli strike sono lontani e il tempo residuo poco. Quindi meglio lasciarle lì dove si trovano, a meno che non si abbia bisogno di qualche tappo per strategie diverse. E in effetti, se guardiamo i book, i volumi su di esse sono in genere modesti perché gli operatori si concentrano giustamente sugli strike vicini ai valori correnti del sottostante.
 
Bene. Per oggi ci fermiamo in quanto questi concetti sono di notevole importanza. Anzi, se avete voglia, vi invito a ripetere per esercizio questi ragionamenti su prezzi e decadimento temporale per scadenze diverse (3,6,9 mesi, 2 anni..) al fine di valutarne i risultati. La prossima volta esamineremo ancora i prezzi, ma non in modo “statico”, bensì con il mercato in movimento. Tutto ciò con l’obiettivo di fornire all’operatore una conoscenza davvero ragionata dello strumento Opzione in tutte le sue sfaccettature, per metterlo in condizione di presentarsi di fronte ad una piattaforma con centinaia di book ed operare con la piena consapevolezza di ciò che sta facendo.
 
Giangiacomo Rossi