Opzioni MIBO - Il Margine: come sfruttarlo a nostro vantaggio

rubrica: 

La tradizionale “bestia nera” degli operatori in Opzioni può essere in realtà un prezioso alleato.

Cari amici di www.francescocaranti.net, con questo intervento intendo avviare una serie di contributi che hanno l’obiettivo di mettere in condizioni l’operatore qualora, nonostante le innumerevoli raccomandazioni contenute un po’ovunque nei vari articoli del Portale, detenga una posizione in Opzioni in difficoltà. Ma cos’è che crea difficoltà davvero serie, in un portafoglio in Opzioni? Quasi esclusivamente le posizioni basate sulla vendita, ovvero vendite scoperte, e anche Ratio Spreads, qualora il trend sia molto forte al punto che le ali vendute prendano il sopravvento sui pilastri comprati. Se la posizione, infatti, è basata sugli acquisti, il rischio è davvero minimo, in quanto si rischia sì l’ammontare dei premi pagati, ma come abbiamo visto più volte, tale perdita teorica massima non si materializza certo dall’oggi al domani, quindi, prima della scadenza, si ha tutto il tempo di intervenire per modificare la posizione, o chiudere tutto con una perdita non certo devastante. Quindi, ripetiamolo ancora una volta: a farci correre rischi tremendi sono solo le posizioni basate sulla vendita.  Abbiamo visto, a tal proposito, numerosi contributi di Francesco dedicati all’Hedging con i “MiniFuture”, per cercare di tenere sempre il delta sotto controllo. Prassi questa più che ottima, ma che raramente l’operatore attua in pratica, per il solito meccanismo perverso che anima la mente del trader : la convinzione che il mercato presto asseconderà le sue speranze, con conseguente  difficoltà di prendere atto che la sua posizione, in quel contesto di mercato, è errata, e va corretta. Ciò può avere conseguenze assai dolorose per il portafoglio dell’operatore, perché in presenza di un forte trend avverso, se non attua una efficace strategia di hedging, il delta gli scappa via e non lo prende più, con numerose opzioni vendute che da OTM diventano prima ATM e poi ITM, senza alcun asset in mano che controbilanci tale passivo.
Se ci si trova in questa situazione, accadono inevitabilmente due circostanze :
 

  1. Il valore della posizione si deprezza con una rapidità impressionante, in particolare, se è costituito solo da vendite tipo short straddle o strangle, il totale, preceduto ovviamente dal segno meno, cresce a dismisura
  2. Il margine versato a garanzia, cresce anch’esso notevolmente: non conosco certo l’algoritmo con cui il TIMS lo calcola, ma grossomodo il margine dopo una data chiusura giornaliera è dato dal margine iniziale della posizione, più la perdita maturata fin lì, e anche oltre, in caso di forte volatilità !

 
La crescita inarrestabile del margine è la tradizionale bestia nera dei Venditori: se infatti esso arriva a superare la liquidità disponibile sul conto, arriva immediatamente dalla Sim una e–mail di “Margin Call” in cui si chiede di reintegrare la liquidità, o mediante versamenti immediati, o tramite chiusura parziale o totale di posizione!
Cari amici lettori, non so se ci siate passati o meno in una simile circostanza: io sì, e non è per nulla piacevole in quanto, oltre a generare notevoli perdite, non vi immaginate lo stress e l’angoscia che si provano in quei momenti! E statene certi, se non provvedete voi, provvedono loro, a mezzo di dolorose chiusure d’ufficio, che avvengono in genere senza troppi riguardi (se ad esempio avete 10 put scoperte, e per rientrare nei margini basterebbe richiuderne 3, loro ve le richiudono tutte e 10 ). A volte capita, oltretutto, che se fossimo stati in grado di mantenere la posizione, il mercato poi si sarebbe girato e le opzioni scoperte che abbiamo dovuto ripagare a carissimo prezzo, sarebbero morte, quindi il massimo della beffa! Come sarà successo, ad esempio, tra giovedì 2 agosto, con l’indice sprofondato del 4,6% ( - 8% dai massimi intraday): immaginatevi quanti si sono visti chiudere Put vendute, quando poi, con il successivo rimbalzone del giorno dopo, sarebbero praticamente morte! Il massimo della beffa, che non sarebbe avvenuta se il margine fosse rientrato nella liquidità disponibile sul conto. Non mancano ovviamente casi contrari, in cui il forte trend avverso prosegue, e la chiusura d’ufficio ci “salva la vita” . Ma in ogni caso, non ci si deve trovare nella condizione di rischiare una chiusura d’ufficio.   Vediamo come.
 
In genere, in simili circostanze, l’operatore maledice il margine, additandolo come il responsabile di tutti i suoi guai, quando in realtà esso è la semplice cartina di tornasole di una posizione detenuta, divenuta precaria: un simile atteggiamento è un po’ come quello del malato, che invece di preoccuparsi di seguire una cura efficace, se la prende con il termometro perché segnala la febbre.
 
Capisco perfettamente che, qualora si verifichino casi come quello del 2/3 agosto scorsi, la rabbia per la beffa subita sia inevitabile, ma la verità è che non ci si doveva trovare in quella situazione. Anche perché raramente il margine esplode dall’oggi al domani, o addirittura nella stessa giornata.
Vi sottopongo un quesito apparentemente banale: riuscireste ad affrontare un leone inferocito, a mani nude, o anche con un macete? Ovviamente no. Se però vi metteste in condizione di affrontare quel leone, prima che sia cresciuto fino ai due metri di lunghezza e 200 chili di peso, le vostre chances di successo aumenterebbero di molto. In particolare, se lo affrontaste quando è poco più grande di un gatto, vi basterebbe allontanarlo con una semplice pedata sul sedere! Credo abbiate già capito dove voglio arrivare: ma certo! Il margine va costantemente monitorato, giorno per giorno, anzi, mattina dopo mattina, nel momento in cui la SIM vi manda la e–mail con la contabilità dei derivati da voi detenuti. E se tende a crescere troppo, rispetto alla liquidità disponibile sul conto, cari amici, dovete intervenire per mantenerlo sotto controllo.
 
Andiamo con ordine, mi spiego meglio. Il margine, di per sé, non è il male assoluto. Ci sono operatori che lo vedono come un autentico demone, e non ne vogliono affatto sapere, quindi lavorano con acquisti semplici o spread a debito (ovvero costruiti pagando dei premi costituiti dalla differenza tra l’opzione comprata, più “grossa”, e quella venduta), o condor e butterfly, in base alle loro aspettative sui corsi del mercato. Posizione rispettabilissima la loro, perché in tal modo, in ogni momento, nella peggiore delle ipotesi, sanno dove vanno a finire. Tuttavia, date le peculiarità dello strumento opzione, adatto per tentare di guadagnare con ogni scenario di mercato grazie ad una infinita gamma di strategie composte, in particolare la certezza che in ogni caso, il valore temporale, alla scadenza si azzera, non c’è nulla di male ad aggiungere un pizzico di pepe al portafoglio implementando strategie un po’ più aggressive, che comportino un margine. Purché si presti la massima attenzione: se non si può seguire costantemente il mercato, non si devono costruire strategie che prevedano margini. Quindi, la prima regola è che se si sceglie una posizione che presenta margine, si deve avere la possibilità di monitorarla in modo stretto, altrimenti meglio lasciar stare. Con buona pace di quegli pseudo–guru che vogliono far credere ai loro polli da spennare, pardon, pubblico discente dietro lauto compenso, che basta dare un’occhiata ogni tanto, se si ha tempo e voglia!  Ma figuriamoci!
Immediatamente a seguire, la seconda cosa da fare è stabilire a tavolino un limite per il margine che non volete sia sforato, se non momentaneamente e di poco, in seguito a sedute eccezionali (candele da +/- 5% ), proporzionato alla liquidità di cui disponete sul conto. E qui dipende dalla nostra propensione al rischio, e al nostro buon senso. Un buon compromesso tra prudenza e aggressività può essere il contenimento del margine entro il limite del 20% della liquidità disponibile. Un limite intorno al 50% è sicuramente troppo alto, perché se si verifica una di quelle sedute eccezionali che mettono in ginocchio quanti si trovino dalla parte sbagliata, può facilmente lievitare al 70 – 80%, e quindi ci si trova molto vicini alla chiusura d’ufficio della posizione.
E la terza cosa, la più importante, è intervenire, qualora in seguito a sfavorevoli movimenti del mercato, il margine sconfini oltre il tetto prefissato.
Il problema è, di volta in volta, stabilire come, perché le possibilità sono molte. E a operare la scelta, in quel momento, migliore, può essere solo la sensibilità e l’esperienza dell’operatore, perché nessun trading system o algoritmo potrà suggerirvi la cosa migliore da fare.
 
I metodi adottabili possono essenzialmente essere catalogati come segue :
 

A) Chiusura parziale delle opzioni scoperte che creano problemi di margine, o  acquisto di altre opzioni più OTM che costituiscono un “tappo” alle vendite scoperte. E’un metodo a volte po’ drastico, ma di sicura efficacia nell’evitare gli scenari peggiori: il lato negativo è che nelle fasi di mercato in cui il trend non è molto forte, o è sostanzialmente in congestione, si possono fare acquisti che in seguito si rivelano inutili. Ma questo, sfortunatamente, lo sappiamo solo dopo, perché nulla avrebbe impedito che il trend proseguisse forte, mettendoci in serie difficoltà. Il mio orientamento personale, qualora si voglia applicare questo metodo, è farlo per gradi. Se ad esempio ho 100.000 € sul conto, e il margine iniziale è 5000 €, non aspetterò certo che vada a finire a 20.000 €, limite massimo che mi sono assegnato, per intervenire. Ma al contrario, se una mattina mi accorgo che il margine sarà finito intorno ai 10.000 €, io comincio subito con qualche ricopertura o acquisto di qualche tappo, della giusta entità per far tornare il margine a 5000, e per far questo, basta poco: con le prove al simulatore non sempre si ottengono risultati affidabili, ma con un po’ di esperienza si diventa davvero bravi in questa operazione, vi stupirete voi stessi di come sarete in grado di esercitare un perfetto controllo del rischio. A quel punto, i casi sono due. Può succedere che il mercato ritracci, e quindi avete impiegato dei soldi inutilmente, però ne avrete sprecati pochi! Se aveste aspettato che il margine diventasse mostruoso, e poi, dopo essere intervenuti, il mercato avesse pesantemente ritracciato, allora sì che lo spreco di denaro sarebbe stato enorme. Vi ricordate la storia del combattimento  con il leone? Se lo affrontate finché è solo un gatto un po’ cresciuto, al massimo vi prendete qualche graffio, ma se aspettate che diventi un bestione inferocito e affamato, siete morti! La seconda possibilità è che a intervenire abbiate fatto bene, e che anzi, il trend avverso prosegua forte, e si renda necessario un nuovo intervento, e così via. In tal caso, la recriminazione potrebbe consistere nell’essere intervenuti con mano troppo leggera nel precedente step del margine, ma in ogni caso, ad essere intervenuti solo a questo punto, avreste speso di più! Quindi, questo tipo di ricopertura “a gradini” è senza dubbio un ottimo compromesso tra controllo del rischio, e giusta esigenza di non sprecare inutilmente denaro per ricoperture eccessive che non servono, in quanto se sarete intervenuti più volte, vorrà dire che gli interventi eseguiti fin lì ci volevano tutti ! Il mio orientamento personale, dopo una lunga esperienza sul “campo” caratterizzata anche da solenni batoste, è intervenire frequentemente, e in modo leggero, della serie, “scacciamo il gatto quando è ancora piccolo”, anche se, così facendo, si deve essere pronti all’idea che ben presto sarà di ritorno!
B) Fare hedging con i mini o i futures, a seconda della dimensione delle posizioni. E qui, cari amici, la questione si complica di brutto. Vi rimando, per una trattazione esaustiva dell’argomento, al Corso Opzioni di Francesco, che ha sviscerato nei minimi particolari, con l’aiuto del Panel–Minifib, un’ampia gamma di combinazioni. A questo indirizzo è scaricabile gratuitamente tutta la monografia:http://www.francescocaranti.com/opzioni/strutture-di-opzioni-ed-hedging-%E2%80%93-tutti-gli-articoli-pubblicati. Quello che mi preme qui, è rimarcare il concetto: se si decide di intervenire utilizzando questo criterio, la cautela e sensibilità necessarie dovranno essere doppie, perché con una posizione troppo grande di minifib aperti, è vero che non si pagano premi, ma è anche vero che se l’hedging si rivela non necessario, si possono perdere anche molti soldi! Tipico è il caso dello short strangle con hedging di mini o fib quando uno degli strike venga “minacciato” dal sottostante: non è raro che l’indice si metta a congestionare intorno allo strike, costringendo il malcapitato trader ad un martirio di hedging e stop che alla fine vanifica abbondantemente i premi incassati dalla vendita dello strangle! Per non contare il rischio di aperture “strane” in gap, che bastonano solennemente i detentori di posizioni overnight. Quindi, in questo caso, gli step del margine da contenere, dovranno essere decisamente più stretti, diciamo la metà che nel caso precedente con i semplici acquisti di opzioni.
C) Fare hedging, non con i futures, ma con le Opzioni. Questo metodo è riconducibile al secondo, vista la relazione denominata “triangolazione future, Call e Put” , ed è il mio preferito, perché, lo ammetto, a livello psicologico, spendere per ricomprare un’opzione venduta a prezzo minore, o comprare un tappo, che ritengo (spesso a torto) destinato ad andare perso, mi disturba non poco. Quindi mi finanzio con accorte vendite sull’altro lato. Ad esempio, sono sofferente per un ribasso a causa di alcune put vendute: compro dei tappi di Put OTM finanziandomi con piccole vendite di call. Se il ribasso proseguirà, vorrà dire che avrò fatto bene a vendere call, se invece il mercato girerà, le put inizialmente fastidiose diventeranno inoffensive, e se l’inversione sarà forte, come è avvenuto in questi giorni, dovrò poi vedermela con le Call.
 In ogni caso, indipendentemente dal metodo utilizzato, le forti inversioni del trend in rapida successione sono piuttosto rare quindi, in genere, se si riesce a mantenere il margine sotto controllo facendo hedging ora a destra, ora a sinistra, è raro trovarsi in serie difficoltà e, se proprio va tutto storto, qualcosa di cash settlement magari alla fine si paga, ma non ci si rovina.  Ed è proprio il margine stesso, monitorato giorno per giorno e tenuto sotto controllo, ad assicurarci che il nostro portafoglio è “in forma”  e, quindi, che non abbiamo un leone che ci corre dietro ma, nel peggiore dei casi, … un micione un po’ dispettoso!
 
 Giangiacomo Rossi