Opzioni MIBO - Occhio ai prezzi

rubrica: 

L’ indicatore più semplice e al contempo affidabile per valutare la tua posizione

Cari amici di www.francescocaranti.net, abbiamo esaminato nel mio precedente intervento il ruolo decisivo del Margine nel trading con i derivati (il Margine, come sfruttarlo a nostro vantaggio).

E abbiamo pertanto visto che, se quest’ultimo si tiene sotto controllo in modo costante, siamo già a buon punto nella gestione del rischio. Tuttavia, è ancora troppo poco: tenere il margine sotto controllo è una condizione necessaria, ma non sufficiente affinché la nostra attività di trading sulle Opzioni (e ovviamente anche su altri derivati) dia i risultati sperati. In parole povere, anche una posizione a margine costante può perdere. L’ esempio classico è quello dello spread a credito: oggi 21 Agosto 2012, vendo allo scoperto una Call 16000 su dicembre a 630 punti, compro una call 17500 a 200 punti, per un incasso netto di 430 punti, che spero di tenermi in tasca a scadenza, qualora l’indice non superi i 16000 punti. Una simile posizione, inevitabilmente comporterà un margine, sia pure non di quelli mostruosi, in quanto la Call 17500 comprata pone un limite alla potenziale perdita pari alla differenza tra gli strike diminuita del premio in valore temporale incassato, quindi:
(17500-16000) – (630-200) = 1070 punti * 2.50 € = 2675 €
Non pochi. Se poi il numero delle posizioni detenute è cospicuo, si comprende come ancorché la massima perdita teorica, e conseguentemente il margine, siano “limitati” (ancorché elevati), nella realtà può capitare di lasciare agli “avvoltoi” dell’Idem molti, ma molti soldi! Una simile posizione, qualora il mercato continuasse a salire, vedrebbe crescere il margine, ma non in modo esplosivo e devastante, poiché sussiste il tappo della Call comprata: ma la perdita può essere assai significativa, pari circa a 2.5 volte il massimo guadagno possibile!
Ecco pertanto dimostrato come il fatto che il margine sia sotto controllo, non ci può assolutamente garantire il buon esito delle nostre operazioni. Ci servono altri sistemi di monitoraggio. Il grande Francesco ha fatto un lavoro davvero encomiabile nonché, devo dire, assai faticoso, con i vari Sistemi e Indicatori, con lo scopo di fornire all’operatore degli strumenti di controllo supportati da solide basi statistiche. In particolare, l’argomento è di notevole interesse per i Venditori di Opzioni, al fine di determinare le basi, sia sul lato Call che Put, che hanno buona probabilità di non essere “bucate” dal sottostante. Sempre per quel che possono valere valutazioni di questo tipo, ovviamente: se infatti arriva la notizia del default di un paese, o al contrario, una improvvisa iniezione illimitata di liquidità dalla banche centrali, non c’è indicatore che tenga, e l’ indice si ferma dove vuole lui.
La buona notizia è che seguendo questi sistemi e indicatori in modo disciplinato, abbiamo un metodo che in ogni caso ci consente di evitare il peggio, perché sappiamo che raggiunti certi valori, dobbiamo intervenire.
 
Certo, seguire RSI, MACD, le Barriere, ecc., può non essere immediato e agevole per tutti, non lo è nemmeno per me, che opero ormai da una vita! Al che, sempre dietro suggerimento di Francesco, mi sono inventato un metodo assai più semplice, basato sul tenere d’occhio i prezzi delle Opzioni presenti nel proprio portafoglio. Se i prezzi sono “giusti”, il portafoglio va, altrimenti no!  Può sembrare una banalità, una specie di scoperta dell’ acqua calda: ma vi assicuro che funziona alla grande! Vediamo come.
Supponiamo di aver venduto un’opzione ad un prezzo compreso tra i 400 e i 600 punti, che sono le migliori da vendere per scadenze non troppo lontane né vicine, diciamo 3 – 6 mesi. Questo secondo me, ovviamente; vendere opzioni troppo “piccole”, da 100 – 200 punti, a mio avviso non ha molto senso, perché se intanto sei sfortunato e ti prendi la tramvata, stare uno strike più dietro non ti rende certo la vita tanto più facile, e allora tanto vale incassare un premio decente! E venderne di più “grosse” significherebbe o stare troppo vicino ai valori correnti dell’ indice, oppure stare troppo in là con la scadenza, nel qual caso quel premio te lo devi sudare per troppo tempo! Chiusa questa parentesi, torniamo alla nostra vendita di un’opzione da 500 punti. Noi ovviamente la vendiamo sperando che si deprezzi, ma purtroppo spesso e volentieri accade l’ esatto contrario, se parte un trend del mercato a nostro sfavore: quella Opzione cresce a 600, poi 700, poi 800 … e noi stiamo lì sulla graticola, sperando che il trend si inverta, ma invece niente! L’ unico metodo che ci può salvare, è fissare a priori un tetto al prezzo delle opzioni vendute, al raggiungimento del quale si deve intervenire. Francesco, mentre ragionavamo un giorno di uno dei tanti periodi di ribasso implacabile con volatilità alle stelle, mi disse : “guarda, io sono arrivato alla conclusione che se hai un’opzione scoperta che vale 1000 punti, la devi richiudere, perché tanto ormai non muore più”. Sagge parole: se un’ opzione arriva a 1000 punti, significa che se la scadenza non è tanto lontana, ormai è diventata ITM e quindi, presumibilmente, alla scadenza comporterà un esborso. Può succedere, per carità, che il mercato giri e la faccia morire, ma in genere queste sono speranze destinate a restare tali. Non permettere ad un’opzione venduta di superare i 1000 punti, significa che non ce la troveremo mai a 2000, 3000 o più. Sul come fare, scegliendo tra chiusura secca, rolling, rollover, hedging con futures o acquisto di tappi, ecc., quello lo deve decidere l’ operatore in base alle variabili in gioco (giorni che mancano alla scadenza, volatilità, indicatori di eccesso del mercato), ma fondamentale è non avere in portafoglio opzioni vendute con molto valore intrinseco e poco temporale. Ad esempio, io in luglio sono stato costretto a shortare delle call di strike 13000 – 13500 su Agosto e Settembre sui valori minimi dell’indice per difendermi da eventuali ulteriori ribassi, che poi non ci sono stati. Anzi, al contrario, si è sviluppato un vigoroso recupero che ha portato l’indice sopra i 15000 punti! Seguendo il metodo del controllo dei prezzi, ho attuato un gioco di hedging tra Opzioni (rolling finanziato con accorte vendite di Put, e un po’ di rollover Agosto – Settembre), mantenendo sempre i prezzi sotto i 1000 punti. Su Agosto non ho pagato nulla di Cash Settlement, su Settembre sto ancora lottando, ma un conto era avere al passivo Call sulla base 13000 come prima, e un altro è averne sulla base 15000 come ora, in quanto queste ultime (non me ne vogliano i nostri lettori rialzisti!) possono benissimo morire. Basta un soffio di vento, mentre per far morire le 13000 ci sarebbe voluto un uragano! E se non moriranno mi sposterò sui 15500, poi sui 16000, oppure andrò su Ottobre e strike maggiori, ma prima o poi la corsa dell’indice rallenterà. In ogni caso l’importante è tenere sotto controllo sia i prezzi che il margine. Ricordate il combattimento con il Leone? Quest’ultimo può impersonare, oltre che il margine, anche una singola opzione: meglio affrontarla fin quando non è troppo grossa!
Merita spendere qualche parola anche sul caso contrario, ovvero quando la nostra vendita di Opzioni va a buon fine. Il mio umile, ma sentito, suggerimento, è di tenere d’ occhio i prezzi anche in tal caso. Hai venduto un’ opzione a 600 punti e, quando manca ancora un po’ alla scadenza, sta a 100 – 150? Incassa la plusvalenza e richiudila! Mi si potrebbe obiettare: “e perché mi dici di sprecare 100 punti per richiudere un’ opzione che in pratica è un morto che cammina, e si deprezza giorno dopo giorno?” Semplice: la beffa è sempre in agguato. Mi è capitato diverse volte in passato di dare per morte anzitempo delle opzioni vendute e invece, proprio nelle ultime sedute prima della scadenza, si sono improvvisamente rivitalizzate, specialmente le Put visto che veniamo da 5 anni di terribile mercato orso. Mi è capitato di vedere dei pezzi che battevano 50, regolare a 500, 1000, e perfino 2000 punti! Quindi, quando si è realizzata una ragionevole plusvalenza, non bisogna lasciarsi sopraffare dall’ingordigia, ma chiudere e incassare. Anche in questo caso posso portare un esempio assai recente che mi ha visto protagonista in campo: avevo delle Call 14750 in scadenza lo scorso venerdì, che valevano 50 punti a mercoledì e le ho saggiamente richiuse invece di ritenerle già morte. Avessi aspettato il settlement avrebbero regolato a 300 e io ci avrei rimesso la bellezza di 250 punti per non spenderne 50. Bel bischero sarei stato, no? Alla luce di ciò, in questi casi conviene richiudere: tanto se si aspetta ancora, al massimo il guadagno aumenta di pochi spiccioli, quindi non ha senso rischiare.
Non siete convinti? Allora seguitemi in questo ragionamento. Avete un’opzione venduta a 600 punti, che adesso ne vale 100. Dimenticate per un attimo di averla venduta a 600 e che si trovi nel vostro portafoglio. Se doveste venderla ora a 100 punti, vi esporreste ai rischi derivanti da una vendita scoperta (specie sotto scadenza, quando i colpi del Gamma fanno davvero male, quando arrivano!), per incassare veramente una miseria? Immagino di no, converreste con me che non ha senso. Allora, a maggior ragione, non ha senso tenerla lì quando la si è già venduta e si vanta una plusvalenza di 5 volte il valore del premio residuo.
E allora, se il prezzo è giusto, non fate i taccagni e ricomprate!
 
Giangiacomo Rossi