Opzioni MIBO - Opzioni: Tempo, spazio, volatilità (parte 3)

rubrica: 

 

 

 

… straddle acquistati e venduti: consigli per l’uso e introduzione al trading avanzato di volatilità …

Cari amici di www.francescocaranti.net, quest’oggi innanzitutto, anche a nome dello Staff, vi ringrazio perché iniziate a diventare davvero in tanti a seguirci, e ciò ci lusinga e ci inorgoglisce.
Dopodichè, adempiuto questo doveroso ringraziamento, proseguiamo nel passare in rassegna le implicazioni che hanno le grandezze Tempo, Spazio e Volatilità nelle nostre strategie composte con le Opzioni.
Dopo aver esaminato gli Spread Verticali, nelle varianti Bull e Bear, a credito o a debito (a seconda che l’ operazione iniziale comporti un esborso oppure un incasso), veniamo ad approfondire lo Straddle . Il grande Francesco ha illustrato ottimamente, anche con il supporto dei mezzi tecnologici di sua ideazione, gli effetti che può avere l’ acquisto o la vendita di uno Straddle, o di strategie ad esso riconducibili , quali Strip e Strap . L’ elemento che risalta maggiormente, dal grafo del payoff ottenibile sul Panel, è la caratteristica forma a V , dritta o rovesciata, a seconda che sullo strike utilizzato la Call e la Put siano acquistate oppure vendute (http://www.francescocaranti.net/opzioni/straddle) .
Quasi certamente vi ricorderete il contributo che trattava i “consigli per gli acquisti” (e ovviamente, in maniera speculare, per le vendite) : http://www.francescocaranti.net/oltre_la_borsa/comprare_vendere . A questo punto viene spontaneo riflettere su chi sia stato a fare un buon affare, tra l’ avvocato Azzurri e la sua controparte, dalla quale ha acquistato la Call e la Put componenti lo Straddle. Come accadeva per il dottor Rossi, che a comprare la Call aveva fatto un ottimo affare, a maggior ragione lo ha fatto l’ avvocato Azzurri, che con il sottostante a 27572 punti, si è portato a casa la Call 27500 a 795 punti, e la Put 27500 a 590 , entrambe con scadenza a tre mesi .
Acquistare o vendere uno straddle significa anche (non “solo”, ma “anche”, e su questo insisto) acquistare volatilità, pertanto, da bravi mercanti quali cerchiamo di essere, dobbiamo cercare di acquistare a poco, e vendere a molto. E a fare il prezzo delle opzioni, a parità di valore del sottostante e vita residua del contratto, è la volatilità. In quel periodo (Settembre 2004) la volatilità si attestava attorno al 12% sulle basi ATM, un valore storicamente molto basso : basti pensare che oggi, con valori del sottostante nettamente inferiori (17000, e per di più recuperati solo da poco !) , con i prezzi pagati da Azzurri si comprano a stento opzioni con scadenza a un solo mese, attestandosi la volatilità intorno al 40% sulle basi ATM, e durante le ondate di panico e frustrazione, caratterizzate da vendite a dir poco mostruose, che abbiamo visto tra Ottobre e Marzo, ci sono stati picchi al 60-70%, con premi veramente “belli grassi” !
Quindi, al momento di decidere se acquistare o vendere uno Straddle, la prima cosa da fare è valutare i valori correnti di volatilità e quindi l’ entità dei premi : un operatore esperto si rende conto “a occhio” osservando i prezzi, uno che muove i primi passi può leggersi i valori della volatilità dal sito di Borsa Italiana.
A livello operativo, vale sostanzialmente la regola che avevo proposto per il singolo acquisto di opzione:
-                     Se la volatilità implicita è inferiore al 15%, lo straddle è senza indugio da comprare ;
-                     Se tale grandezza si attesta tra il 15% e il 30%, è consigliabile non operare oppure costruire strategie diverse, composte di acquisti e vendite, quali Spread Verticali , Condor e Butterfly, sia normali che Iron ;
-                     Se supera il 30% si può pensare di vendere, e più è alta, e migliori sono i premi che si incassa; purchè si disponga di liquidità adeguata a sostenere la posizione, perché come abbiamo visto, in situazioni di volatilità molto alta i margini applicati dalle banche lievitano. In particolare, i migliori momenti per vendere Straddle sono le fasi terminali degli spike ribassisti, ovvero quelle sedute da -8% che abbiamo visto più volte negli ultimi mesi, seguite spesso da più o meno credibili tentativi di risalita. In simili frangenti la volatilità raggiunge picchi del 60-70%, e per uno straddle ATM, con scadenza mensile, si possono incassare oltre 3000 - 3500 punti. E non è detto che poi il mercato si muova di una simile distanza dallo strike, dal momento della vendita alla scadenza.
 
Riguardo, in particolare, alla vendita di Straddle, l’operatore attento che l’abbia eseguita con volatilità molto alta incassando un ottimo premio, ha come alleato, oltre al possibile calo di volatilità, anche il passare del tempo: in simili casi, se poi effettivamente la volatilità cala e rientra a valori più accettabili, è saggio chiudere le posizioni, avendo maturato un profitto di circa il 30-50% in pochi giorni. C’è chi sceglie di portare la posizione in scadenza, o comunque di tenerla per molto di più, ma a mio giudizio ciò significa scherzare con il fuoco : se si vende uno Straddle, non si vende solo volatilità e tempo, ma anche e soprattutto la direzione del sottostante!
 Chi può dire che l’indice , pur con volatilità in diminuzione, non prenda con decisione una direzione allontanandosi molto dallo strike venduto, e produca ingenti perdite al venditore? Ovviamente nessuno!
Prendiamo ad esempio quello che è successo nell’ ultimo mese: dai minimi di Marzo in area 12000, l’ indice è risalito verso i 18000. Chi sul bottom abbia venduto uno straddle, cosa plausibile essendoci un buon livello di volatilità e quindi premi interessanti da incassare, se non si è ricoperto in fretta sul lato Call ha subito una batosta di quelle che si ricorderà per un pezzo: ed oltre al danno (enorme) del sottostante che si è allontanato molto dallo strike ATM (di allora), anche la beffa della volatilità che nel durante, sul rialzo è calata decisamente poco, giusto di 4-5 punti, non invogliando quindi i Venditori a chiudere le posizioni giudicando sufficienti i guadagni maturati fin lì, ma al contrario convincendoli a sostenere la posizione,fino alla disfatta.
Questo episodio credo sia altamente istruttivo per mettere in guardia gli operatori alle prime armi : quando la volatilità è alta, ci può stare di vendere, ma bisogna sempre tenere bene a mente che operando da Venditori il rischio di perdite colossali è sempre in agguato.
Un altro assunto da ritenere utile, ma non da prendere come regola assoluta, è il fatto che ai rialzi si associ sempre un calo di volatilità: in genere accade così, ma come abbiamo visto, non è detto! Nel periodo 1998-2005 non sono stati rari rialzi, anche molto consistenti, con volatilità in aumento, che hanno letteralmente atterrato i venditori di Call, quindi nessuno può escludere che si possano ripresentare, dopo un mercato orso così violento che non si ricorda a memoria d’ uomo.
In sintesi : volatilità alta = interessanti opportunità di vendita, ma rischio elevatissimo.
Se invece la volatilità è bassa, non ci si deve nemmeno porre il problema : si compra, o quantomeno, di sicuro non si vende lo Straddle, perché significherebbe trasformarci in carne da macello per la nostra controparte, e regalare ad essa pure la mannaia!
Il nostro avvocato Azzurri, acquistando uno Straddle ATM con scadenza a 3 mesi per la modica somma di 1385 punti, ha fatto un affare non buono, ma ottimo: anche se cerchiamo di non farci influenzare dal fatto che oggi una simile distanza l’ indice la copre in due sedute o meno, bisogna riconoscere che anche senza l’ alta volatilità attuale, un 5% in tre mesi (riferito al valore di allora pari a 27572) è decisamente poco. E il venditore controparte (a meno che non fosse un Market Maker, e quindi costretto a vendere, (ma per essi valgono logiche completamente diverse che esamineremo in futuro) è stato uno sconsiderato, o un benefattore, dal punto di vista del compratore. Poi ovviamente nessuno può sapere in quel momento cosa succederà alla scadenza, può anche accadere che il mercato vada a finire proprio a 27500, provocando l’intera perdita del premio pagato per il compratore, e la contemporanea scena di gaudio per il venditore che lo intascherebbe in modo definitivo, tuttavia, anche così fosse :
 
1)                 Non conta solo dove va a finire il sottostante, ma anche e soprattutto come ci va; quindi, se anche finisce per la scadenza nei pressi dello strike utilizzato per lo straddle, presumibilmente nel durante avrà eseguito oscillazioni significative da permettere al compratore di uscire bene dalla posizione, e da far preoccupare il venditore, che magari, impaurito, può aver richiuso la posizione in perdita, per poi assistere sconsolato al movimento del mercato che beffardo va verso lo strike, producendo ottimi guadagni se avesse avuto il coraggio di tenere duro !
2)                 L’operazione di vendita di uno straddle con scadenza 3 mesi per 1590 punti, anche se poi si è fortunati e si guadagna, è comunque scriteriata, perché in tre mesi ci si può anche imbattere in un movimento distruttivo di 10.000 punti o più, e in simili casi la nostra esperienza all’ IDEM giunge mestamente al capolinea.
 
Un’ obiezione plausibile all’affermazione 2) potrebbe essere una considerazione molto tecnica sul significato della volatilità : “ Ma se il premio delle opzioni è basso, allora è evidente che il mercato si aspetta movimenti contenuti del sottostante” . Giusto, anzi, ineccepibile.
Non ci piove che il mercato si aspetti una prosecuzione del trading range.
Ma c’è un problema : il mercato si può anche sbagliare . Anzi, a fare i lauti guadagni ci riusciamo proprio quando riusciamo a prendere in castagna la maggior parte degli operatori, non certo quando seguiamo il comune “quieto vivere”, magari basandoci su congetture riguardo a Volumi, Put/Call Ratio, Open Interest, e simili amenità .
Su questi indicatori, che immagino conosciate in tanti, torneremo in modo più approfondito, ma fin da ora posso dire che diversi esperti, che scrivono su testate importanti analisi basate sul loro utilizzo, formulano previsioni sull’andamento del mercato che vengono spesso disattese. Decisamente più utile monitorare la volatilità, pur con tutti i “distinguo” fatti in precedenza.
Il compratore di Straddle, se ha acquistato in bassa volatilità pagando quindi poco, può starsene bello rilassato : innanzitutto, è molto probabile che nell’ arco di tempo corrispondente alla vita delle opzioni il mercato si muova in modo sufficiente, inoltre può anche beneficiare, nel durante, di un aumento di volatilità che provocherebbe un ulteriore apprezzamento di valore delle sue opzioni. A mettere un po’ d’ansia può essere solo la cuspide della V con la massima perdita in corrispondenza dello strike, ma bisogna aver ben chiaro che essa si materializza solo a scadenza, e non nel durante.
 
Molti operatori in opzioni eseguono, in buona sostanza, solamente trading di volatilità: a costoro, di dove sarà il sottostante alla scadenza, non interessa molto, in quanto lavorano solamente sfruttando i movimenti della volatilità nel durante. Per conseguire tale scopo, utilizzano scadenze lontane, maggiormente sensibili a tale grandezza. Se si è compratori di volatilità, magari avendo acquistato a buon prezzo straddle a 6-9 mesi, può benissimo accadere che la volatilità si impenni in poche settimane, cosicché si può rivendere in buon profitto senza averci rimesso nulla per il decadimento temporale. Se invece la volatilità è molto alta e si vuole tentare di venderla, vale l’ esatto contrario : uno straddle a scadenza lontana è meno reattivo sulla direzione del sottostante, rispetto a uno ravvicinato, e viceversa molto reattivo ad un calo di volatilità, quindi può accadere che in poche settimane la volatilità cali di molti punti producendo un buon guadagno per il Venditore, inficiato solo in parte dal brusco movimento direzionale.
 
Meditiamo, gente, meditiamo!
Per oggi mi fermo qui sennò Caranti mi bacchetta di andare fuori dal seminato J !
Grazie a tutti per la consueta attenzione, vi aspetto sempre più numerosi al prossimo contributo!
 
Giangiacomo Rossi