Opzioni MIBO - Pricing delle Opzioni – 3^ parte

rubrica: 

E’ trascorso più di un mese e mezzo dal giorno in cui abbiamo realizzato virtualmente la struttura “Panel da Nababbi” presentata nel contributo “Pricing delle Opzioni 1^parte” e di acqua sotto i ponti della borsa ne è passata: il timore default della Grecia con paura di contagio alla Spagna, l’aggressiva speculazione al ribasso sull’Euro, l’Ungheria sull’orlo anch’essa del fallimento e le tensioni militari in Corea.

Notiamo dal chart come l’indice, tra alti e bassi, abbia stornato significativamente (21.562 punti la chiusura del 30 aprile, 18.543 quella dell’8 giugno, 3.000 punti in meno pari ad un -14% in 5 settimane) e solo da poco sembra aver ritrovato una minima spinta rialzista la cui forza e convinzione sarà da valutare.

Fatto sta che, per puro caso, nel momento in cui scrivo l’indice FTSEMIB si posiziona proprio nell’intorno dei 20.000 punti che avevamo visto essere, a scadenza, un valore di sottostante per il quale il guadagno della struttura risulta essere massimo, come si vede dal grafico:

Il 14 giugno 2010 l’indice di riferimento ha chiuso a 20.188 punti (il FIB settembre a 20.064), valore che, se fosse quello di regolamento a scadenza, il 17 settembre 2010, porterebbe un guadagno di 4.993 euro, non male per una struttura il cui realizzo è costato 738 euro (al netto delle commissioni)!

Bene, a questo punto si potrebbe essere tentati di non attendere la scadenza, visto che mancano 3 mesi e vai a sapere cosa farà l’indice nel durante, ma di portare a casa ORA l’eventuale gain liquidando sul mercato tutte le pedine che compongono la struttura.

Per farci un’idea di quale sarebbe il nostro guadagno prendiamo i prezzi di regolamento del 14 giugno 2010, cioè i prezzi calcolati da CCG (Cassa Compensazione e Garanzia) alla chiusura delle contrattazioni, e vediamo cosa si ottiene.

I valori di regolamento sono riportati nella tabella che segue preceduti dai punti di apertura delle posizioni (ricordo che ogni punto indice vale 2,5 €):

Un rapido calcolo algebrico ci porta alla conclusione che liquidare la posizione a tali condizioni di mercato conduce a un risultato di ... -740 euro (comprese le commissioni di eseguito)!

Ebbene sì, ecco verificato in pratica come, sebbene il sottostante si posizioni prossimo al valore di massimo guadagno a scadenza, la nostra struttura liquidata con ampio anticipo ci pone davanti ad una perdita: l’effetto tempo e volatilità si palesano in tutta la loro potenza.

Se però da un lato il trascorrere del primo è dalla nostra parte in quanto apprezza la struttura (deprezzando le sei opzioni vendute allo scoperto), dall’altro un eventuale aumento della volatilità implicita gioca a nostro sfavore.

Cerchiamo di entrare più nel dettaglio: in analogia coi grafici riportati nel precedente intervento (“Pricing delle Opzioni 2^parte”)  la chart che segue mostra, solo per valori positivi, l’andamento del pay off (€) della struttura a 95 giorni (gregoriani) dalla scadenza (il tempo residuo tra il 14 giugno ed il 17 settembre 2010) in relazione al mutare della volatilità implicita e del sottostante.

I prezzi teorici di pay off sono stati calcolati utilizzando la curva euribor interpolata linearmente del 14/06/2010 (fonte sito euribor http://www.euribor.org/html/content/euribor_data.html ):

Il grafico evidenzia nuovamente come non sia sufficiente che, fissato il Time to Maturity (TtM) a 95 giorni, il sottostante si posizioni all’interno dell’intervallo di guadagno a scadenza affinchè la nostra struttura sia in positivo a prescindere, questo in quanto la volatilità implicita ha il suo peso nella formula di pricing.

Ribadito il ruolo della volatilità, approfondiamo il suo contributo nello specifico partendo dal grafico che riporta l’andamento del pay off (€) in relazione appunto alla volatilità con fissati il sottostante (valore di chiusura del 14 giugno) e la TtM (95 gg gregoriani tra il 14 giugno e il 17 settembre della scadenza), ossia un semplice grafico nel piano:

Da questo si può notare come ad una perdita di 740 euro che subiremmo in chiusura della struttura, corrisponda un valore di volatilità implicita di circa il 30%. La tabella che segue riporta i valori della medesima al momento sia di realizzo della struttura sia di ipotetica vendita coi valori di chiusura del 14 giugno:

Si osserva un aumento della “vola” con variazione più significativa sul lato Put, come era naturale attendersi alla luce anche del forte storno di borsa che vi è stato in Maggio. Vale la pena notare come proprio il valore della Put ATM al 14 giugno sia circa del 30%, mentre nel momento di realizzo della struttura il FIB era intorno a 21.500 punti, dunque la “pedina” più ATM era la Call 22000 con un valore di volatilità del 24% circa prossimo alla volatilità di pareggio prezzata nel momento di acquisto della struttura (cfr. (“Pricing delle Opzioni 2^parte” ).

Da questa osservazione si potrebbe essere portati a pensare che sia la volatilità implicita ATM ad avere il maggiore impatto, in generale, su una struttura di opzioni; tuttavia, come già espresso nel precedente contributo, la questione della volatilità è di per sè misteriosa, articolata e di non semplice interpretazione, perciò personalmente non me la sento di generalizzare una tale affermazione come “verità assoluta”.

Per concludere mi preme fare una doverosa precisazione: ciò che si potrebbe erroneamente desumere dai contributi da me fin qui scritti è che la liquidazione anticipata di una struttura di opzioni porti costantemente ad una perdita e che dunque, una volta assunta una qualsivoglia posizione sul mercato, l’unica fonte di guadagno sia portarla a scadenza con la “speranza” che il sottostante finisca in una “green zone”: ci tengo a sottolineare che non è assolutamente così!

A volte la strategia “mordi e fuggi” è vincente e porta a grandi soddisfazioni, cercherò di evidenziarlo magari in futuri interventi!

Quello che mi interessa sottolineare, per i neofiti delle opzioni, è che con tali strumenti finanziari si deve ragionare in modo “multi dimensionale” con la piena consapevolezza che oltre al sottostante giocano un ruolo rilevante anche tempo e volatilità e lo giocano oltretutto in modo dinamico.

Più si è lontani dalla scadenza e meno influente è il decadimento temporale delle pedine e il peso del sottostante (come evidenziato proprio in questo contributo) mentre gioca un ruolo molto più importante la volatilità implicita. Avvicinandosi invece la scadenza il decadimento temporale diventa più sensibile, la volatilità implicita perde “potere” e il movimento del sottostante è preponderante poichè, come è intuitivo, avvicinandosi al terzo venerdì del mese i giochi tendono ad essere fatti e il regolamento alla fin fine è fatto sul sottostante, dunque prima o poi la pallina dovrà posizionarsi o sul rosso o sul nero! Col trascorrere del tempo le opzioni si nutrono sempre meno della speranza/timore di finire ITM o OTM per iniziare ad alimentarsi della quasi certezza di essere o l’una o l’altra cosa!

Basare dunque le proprie scelte di operatività in opzioni semplicemente valutando l’andamento del pay off a scadenza e di come il sottostante si posizioni su di esso è di per sè fuorviante e pericoloso per le nostre finanze in quanto equivale al disinteressarsi completamente del ruolo del tempo e della volatilità per concentrarsi esclusivamente sul sottostante!

Infine vorrei portare all’attenzione del lettore quanto segue: la struttura virtuale “da Nababbi” fin qui esposta, ai prezzi virtuali di realizzo del 30 aprile, presenta come valore di cut off della “green zone” al ribasso, a scadenza, 18.908 punti (ossia se l’indice finisce sopra a scadenza si è in guadagno, altrimenti in perdita) ma faccio presente che il valore minimo toccato dal sottostante nel mese di maggio è stato di circa 18.400 punti (pari ad una perdita a scadenza di circa 2.300 euro), dunque ben al di sotto del cut off di pareggio! Sarebbe stato interessante conoscere con tali valori di mercato l’entità dei margini richiesti da CCG per mantenere aperta la posizione complessiva e soprattutto lo spirito col quale si andava a dormire la sera ripetendosi probabilmente con insistenza “tanto domani sale, tanto domani sale!”...ma con latente l’inquietante domanda “e se non sale?!?!”. Alla fine l’indice è risalito e avremmo tirato un sospiro di sollievo, col timore però che ci possano essere altri temporali all’orizzonte e dovendo sopportare livelli di stress psicologico non indifferenti e soprattutto domandandoci “ma quando potrò liquidare in guadagno e vivere sereno?!?!?!”...la risposta all’effetto tempo e volatilità implicita!

Alla prossima.

Claudio Barberi

Per informazioni, commenti o curiosità scrivete a cb@francescocaranti.net