Osti e vini n. 20

 

 

 

 

Metodi quantitativi, analisi tecnica, analisi fondamentale. Come raccapezzarsi in mezzo a tutto ciò? Vi dirò cosa ne penso,  avrete la pazienza di leggere le prossime righe

L’analisi tecnica segue i trend e cerca di anticipare gli andamenti futuri al fine di poter stabilire una strategia.
La domanda mi sorge spontanea: se la maggior parte degli operatori utilizza trading system basati sull’analisi tecnica, quale vantaggio ne possiamo trarre? Meglio, che cosa fa la differenza?
La risposta viene da sé: la bontà dell’analisi tecnica e del trading system applicato ad essa. Ma ipotizzando di usare tutti noi trading system efficienti basati su analisi tecniche accurate? Se tutti quanti usano l’analisi tecnica per formulare strategie di trading, e le tecniche di analisi sono note, diventa piuttosto complicato ottenere un vantaggio dall’utilizzo delle medesime tecniche. Voglio dire, se ipotizzo che il mercato vada in una direzione, anche gli altri utilizzatori della mia medesima analisi penseranno la stessa cosa, quindi agiranno nello stesso modo. Ma se tutti agiscono nella stessa direzione, l’analisi tecnica a cosa serve? E’ una profezia che si autoavvera oppure non si avvera affatto perché la diffusione e l’utilizzo dei medesimi principi annulla il vantaggio competitivo?
Poniamoci la domanda anche sull’analisi fondamentale. Bene, qui si tratta di analizzare i bilanci aziendali e trarne utili indicazioni per le decisioni di investimento. E se i bilanci non sono proprio lo specchio della realtà? Se le aziende ci dicono solo quello che vogliono dirci? Se anche gli analisti stentano a capirci qualcosa?
Belle domande! Procediamo con ordine, però.
 
Analisi tecnica: la diffusione delle tecniche citate è stata esponenziale negli ultimi anni. Se 10 anni fa 1 investitore su 100 le utilizzava, ora sono almeno 50 su 100 coloro che si avvalgono del supporto dell’analisi tecnica. Se a ciò aggiungiamo che anche gli investitori professionali, come i fondi comuni di investimento e le gestioni patrimoniali, così come i trading system quantitativi, fanno largo uso dei metodi in questione, la domanda che sorge spontanea è: ma quanto saranno efficaci dei sistemi previsionali noti alla maggior parte degli operatori, che mandano input ai mercati e li modificano?Sì, perché il punto è anche questo. Se tutti prevedono un determinato movimento e lo anticipano (acquistando, vendendo, proteggendo), quel movimento ci sarà o non ci sarà? Si saranno cioè modificate le condizioni ‘ambientali’ a tal punto da non rendere più possibile il verificarsi dell’evento previsto e,  anzi, ne genereranno uno nuovo?
 
Mi viene in mente un racconto di fantascienza (in gioventù ho divorato libri e libri di questo genere narrativo), di Ray Bradbury dal titolo ‘A sound of thunder’ in cui si viaggiava a ritroso nel tempo e calpestare una farfalla nel passato causava danni incontrollabili nel futuro. Qualcuno si ricorda quando venne pubblicato in Italia il libro?
Comunque, bando alle divagazioni, siamo sicuri che quello che stiamo meditando di fare in base alle indicazioni che ci provengono dall’analisi tecnica si basino su una previsione realistica? Direi che è alquanto difficile, viste le premesse.
Allora non resta che l’analisi fondamentale? Vediamo.
 
L’analisi fondamentale si incarica di studiare le aziende sotto il profilo dell’andamento economico-finanziario e di compararle con gli altri concorrenti, accomunandoli per paese, per categoria, per dimensioni, per mille fattori differenti che ci possono venire in mente e stimare quindi un andamento futuro. Di conseguenza decidere se acquistare, vendere o conservare un’azione. Va bene.
Cosa deve fare un’analista per ottenere le informazioni necessarie a svolgere questo lavoro? Deve leggere i bilanci, che sono emanazione diretta della società e in cui si possono nascondere voci apparentemente positive o negative per l’azienda ma che in realtà mostrano solo ciò che i vertici hanno deciso di mostrare. Se poi un analista particolarmente attento riuscisse a scoprire delle ‘magagne’ e chiedesse spiegazioni ulteriori, a chi potrebbe porre le sue domande? Ma certo! All’investor relator della società, che è stato messo lì appositamente per fornire la versione che l’azienda medesima ha deciso di raccontare qualora qualcuno si prenda il disturbo di chiedere delucidazioni.
 
 

 
Chi riesce ad utilizzare in concreto e proficuamente le tecniche analitiche in esame? Credo che la risposta sia che solamente chi possiede informazioni non ancora rese pubbliche possa trarre dei vantaggi, a volte anche pilotando ad arte le informazioni, in modo tale da suscitare reazioni positive o negative nelle decisioni degli investitori. Questo è un reato, lo sappiamo, ma non crediate che sia così poco diffuso come potrebbe apparire, poiché non è facilmente dimostrabile che siano state utilizzate notizie riservate per turbare i mercati (aggiotaggio) o per farne uso speculativo (insider trading). Immaginate anche quante persone potrebbero essere al corrente di quanto sta per accadere. Sicuramente i dirigenti della società, forse alcuni impiegati, probabilmente coniugi, figli, genitori, zii, cugini, nonni, amanti, parenti ed affini vari, nonché amici e amici di amici. Insomma … una notizia riservata ma non troppo!
 
E’ paranoia finanziaria la mia? Lo lascio decidere a voi. Io mi sono limitato a dipingere un quadro con i colori che avevo a disposizione.
Quindi buttiamo via tutto, compriamo una lenza ed andiamo a pescare? Boh! Potrebbe non essere una cattiva idea, ma in alternativa non ci resta che armarci di ago e filo e provvedere continuamente a scucire e cucire il nostro ‘abito finanziario’ affinché ne possa scaturire un capolavoro di alta sartoria.
 
Alla prossima!
 
Marco Degiorgis
 
Per informazioni, commenti o curiosità scrivete a: md@francescocaranti.net