Osti e vini n.25

 

 

 

 

 

 

“Perché il prezzo della materia prima sale e l’Etc scende?”

Caro lettore di Osti e Vini, ti avevo già parlato di etf ed etc, ti ricordi?
Vorrei ora approfondire il tema Etc (o Etfs), cioè i fondi che trattano le materie prime, di grande moda ultimamente e dipinti come elemento irrinunciabile nella costruzione di un portafoglio di investimento.
Riprendo la distinzione tra Etc physically backed, cioè con sottostante fisico la materia prima (come accade per i metalli), e non physically backed, cioè con sottostante il future sulla materia prima (tutti gli altri in pratica).
In teoria, la correlazione tra gli Exchange Traded ed il sottostante non fisico (future) è perfetta. L’indice o il future salgono o scendono ad esempio del 2%, l’Etf o l’Etc relativo registra lo stesso movimento, decurtato delle commissioni (molto contenute in genere). Questo non sta accadendo però per gli Etc: i prezzi di alcune materie prime salgono vertiginosamente e quelli degli Etc corrispondenti si muovono a passo di lumaca o addirittura scendono, mentre quando gli indici calano di prezzo gli Etc accelerano la discesa.
A titolo di esempio, cito alcuni dati:
 
Da febbraio 2009, il petrolio saliva, arrivando ora a quotare il 106% in più,  e l’etfs crude oil scendeva di un paio di punti, come si vede dal grafico.

 

Per il Gas naturale ancora peggio; la materia prima è calata da luglio 2008 del 57% mentre l’Etc relativo è sceso di oltre l’80%, come si può vedere dal grafico che segue.
Altri esempi, a maggio 2007, il caffè aumentava del 64% mentre l’etfs coffee incrementava solo del 21%, il grano a luglio 2007 diminuiva il proprio prezzo del 37% mentre l’etfs corn relativo scendeva di 56 punti percentuali.
Perché?
C’è una spiegazione tecnica: i prezzi delle materie prime per consegne future (a termine o forward) sono più elevati di quelli con consegna immediata (spot); si chiama “contango”(o riporto). E’ una condizione normale, poiché i prezzi delle materie prime da consegnare in futuro devono incorporare i costi relativi allo stoccaggio e al trasporto, anche se non è da escludere la speculazione. Riguarda in particolar modo le materie prime deperibili (tutti i prodotti agricoli) o con particolari problemi di stoccaggio (petrolio, gas naturale), mentre poco interessati dal fenomeno sono i metalli preziosi. Quando i contratti future arrivano a scadenza, i gestori degli Etc devono comprare nuovi contratti (rollover) per evitare la consegna fisica delle merci. Ma si trovano a dover sostenere il costo delle spese per la consegna futura, e quindi il contango. Va da se che in questo modo i fondi subiscono una decurtazione di valore rispetto al prezzo della materia prima. Un esempio numerico per spiegare:
Vendo a scadenza il future sul petrolio, che vale 100.
Acquisto il future sul petrolio con scadenza successiva, che vale 102.
La differenza di 2 è il costo per lo stoccaggio ed il trasporto della materia prima ed è perso per sempre, ed è indipendente dal valore della materia prima presente o futuro.
Il discorso vale in generale per gli Etc o Etfs ma anche per i prodotti correlati, come certificati od obbligazioni legati alle materie prime.
 
Proviamo a pensare a quanti rollover deve sottostare un Etc…è chiaro che il divario tra andamento della materia prima ed andamento del fondo aumenterà con il tempo, fino a snaturare il rapporto tra commodity ed Etc. Un sistema per ovviare a tale problema sarebbe quello di utilizzare scadenze dei future più lunghe ed evitare un numero di rollover eccessivi, ma pare che i gestori dei fondi non conoscano questa strategia (e qui, anche a non voler pensare male, qualche sospetto che non ce la stiano raccontando giusta, viene).
Esiste anche il fenomeno opposto, cioè il prezzo della consegna a scadenza è inferiore al prezzo attuale, si chiama backwardation (o deporto). Avviene quando gli utilizzatori di una materia prima preferiscono detenerla fisicamente piuttosto che avere il contratto future (tipico delle merci scarse). In questo caso il tempo potrebbe giocare a favore di un investimento a lungo termine. Non rappresenta però una situazione di normalità o sostenibile a lungo, poiché è correlata a problemi dal lato dell’offerta.
Al momento (dal 2008) le materie prime stanno attraversando una forte fase di contango, con differenze tra le scadenze anche del 100%, come per il gas naturale.
Quindi, quando si intende investire in un Etc o Etfs, sarebbe necessario valutare, oltre all’andamento del prezzo della materia prima, anche le fasi di contango o di backwardation che si prevede per tutta la durata dell’investimento. Oltre al rischio cambio, poiché le materie prime sono tutte quotate originariamente in dollari.
Le cose si complicano, rispetto al pensare di investire in un prodotto il cui valore non potrà mai scendere a zero, vero? Anche su questo argomento, del prezzo minimo, avrei alcune cose da dire, ma mi limito a far notare che una materia prima ha un mercato finchè viene utilizzata. Se un giorno il petrolio non dovesse più essere usato per fornire energia, il suo prezzo si discosterebbe molto da zero? E soprattutto, qualcuno vorrebbe ancora comprarlo?
 
Ve le avevano spiegate queste cose, quando vi spingevano ad investire nelle materie prime?
 
 
Alla prossima
Marco Degiorgis