OV 11 - Osti e Vini

 

 

 

 

“..forse è proprio questa consapevolezza che si preferisce non diffondere? Meno sanno i risparmiatori, meglio è? Guardando alcune recenti vicende, viene da pensar male..”.

 
Eccoci ancora alla nostra Osteria ad incontrare gli amici.
Stanno discutendo di Mifid (Market in Financial Instruments Directive), qualcuno certamente ne avrà già sentito parlare. E’ una direttiva europea del 2004, che il nostro parlamento sta lentamente recependo (siamo nel 2009 e non è ancora del tutto stata trasferita nel nostro ordinamento). Oltre alle carte che hanno fatto compilare le banche ai propri clienti per poter continuare a gestire i rapporti così come richiesto dalla normativa, le direttiva si prefiggeva lo scopo di tutelare meglio i risparmiatori. Tra le altre cose, istituisce e regola la figura del Consulente Finanziario Indipendente. C’è Dagoberto l’esperto che vuole dirci una cosa:
 
 
Come, non è ancora del tutto chiaro chi possa svolgere il servizio di consulenza? Eh già, poiché la legge relativa ha subito continue modifiche e ancora non è possibile sapere quali saranno le regole definitive. In un primo momento era escluso che i consulenti singoli o associati in studi (come il sottoscritto), potessero svolgere l’attività. Poi sono stati ammessi i singoli ma escluse le società, a meno che queste non si costituissero in Sim (Società di Intermediazione Mobiliare), parametro piuttosto assurdo poiché la consulenza non è intermediazione e le Sim sono intermediari (possono cioè acquistare e vendere per conto del cliente). In seguito sono state ammesse anche le società “normali”. Insomma, un bel pasticcio!
Si dovrà anche costituire un albo dei consulenti finanziari indipendenti, cui potranno (se ne avranno i requisiti) e dovranno iscriversi coloro che vorranno esercitare l’attività. Al momento non è ancora definito.
Inoltre vengono richieste molte formalità al consulente, alcune sacrosante, altre francamente ridondanti. Un esempio? Il consulente dovra’ tenere registrazione dei consigli forniti al cliente, riportando data ed ora dell’invio del medesimo consiglio, e fin qui niente di strano; ma dovrà anche (pare) tenere registrazione dell’esecuzione dei consigli da lui emanati ma effettuata dal cliente, con data e prezzo. Questa seconda norma è tipica degli intermediari, i quali effettuando direttamente l’operazione, ne tengono anche facilmente registrazione. Ma il consulente fornisce un consiglio ed il suo cliente può eseguirlo o meno; obbligarlo a tenere conto di tutti gli eseguiti del cliente è una incombenza veramente pesante, significa che il cliente deve inviare al suo consulente i rendiconti di tutti gli eseguiti ed il consulente deve registrarli. Sarebbe stato molto più semplice inserire dei dati già a conoscenza del consulente; data di esecuzione uguale alla data di invio della raccomandazione e prezzo di esecuzione medio sempre della stessa data. Se poi il cliente non esegue o lo fa in ritardo, sarà sua cura avvisare il consulente, che ne terrà dovutamente conto.
Questa dovrebbe essere una soluzione logica e semplice, che invece pare sfuggire al legislatore, il quale accomuna i consulenti agli intermediari. Che sia una complicazione voluta per metter i bastoni tra le ruote alla consulenza indipendente? Ma no, dai ! Non vorrai che le banche si intromettano così tanto nelle questioni legislative !?
 
Riecco il nostri gemelli, Berengario il Bancario ed Alceste l’Oste; sentiamo cosa si dicono:
 
 
Alceste non è attrezzato, ma il sistema bancario si sta organizzando; stanno cercando di vendere al cliente, oltre al prodotto con le relative commissioni, anche la consulenza! Come dicevo tempo fa e come dice anche la Mifid, la consulenza deve essere scissa dalla vendita, non ci devono essere conflitti di interesse.
Il commesso del negozio di abiti che ti aiuta a scegliere la taglia giusta per te, è un consulente? No, è un commesso che sta cercando di concludere una vendita. Paghereste una consulenza al commesso? Io no, perché sta facendo solo il suo lavoro di assistenza alle vendite.
Definireste Alceste un “consulente enologico”? Per me è un oste, lode alla categoria! Il consulente enologico, ammesso che esista la professione, dovrebbe essere uno che ti consiglia sul vino che vuoi bere. Ma non te lo vende!!! E non prende provvigioni da chi te lo vende!!!
 
Il sistema bancario invece sta cercando, e sono sicuro che ci riuscirà, di mascherare l’assistenza alla vendita come consulenza, e di farsi anche pagare per questo.
Di già c’è un proliferare di pseudo-consulenti che in realtà sono promotori o addetti titoli (consulenti globali, area consulenza, consulenza privati, family planner…chi ne conosce altri dica pure) ora che non sono autorizzati. Figuriamoci che confusione genererà la legge che li autorizzerà a definirsi consulenti a tutti gli effetti.
Cosa c’è di male, poi, a chiamare le professioni con il proprio nome? Se fai il venditore, perché devi definirti consulente? Perché fa più figo? Perché ti vergogni di essere un venditore? Perché vuoi confondere il tuo interlocutore?
Sarà iniziato tutto quando, anni fa, hanno definito gli spazzini come “operatori ecologici” ?
Boh, ripeto che non c’è nulla di male a dire quello che si fa, nessuna professione o mestiere (onesto) è disonorevole, e che se tutto fosse più chiaro, ci sarebbe anche più consapevolezza.
O forse è proprio questa consapevolezza che si preferisce non diffondere? Meno sanno i risparmiatori, meglio è? Guardando alcune recenti vicende, viene da pensar male.
 
Volete un esempio realmente accaduto di recente ad un mio cliente? Vediamo cosa riesce ad inventarsi il nostro Berengario di turno a spese dell’ancor poco consapevole Ulrico:
 
 
Bene, almeno Ulrico non ha firmato subito e ci vuole pensare. Che voglia chiedere consiglio a qualcuno che ne sa di più? Sentiamo cosa dice Dagoberto in proposito:
 
 
Capito Ulrico? Non è che Berengario ti sta facendo un piacere personale o che “lui può”. Il fondo ha stabilito queste regole. Fondo A, commissioni d’ingresso variabili, fondo B commissioni zero ma commissioni di gestione più alte. Hai notato che Berengario non ha specificato a quanto ammontano le commissioni di gestione? Glielo vogliamo chiedere? A proposito, Berengario si è definito “consulente”; vogliamo anche chiedergli chi lo paga e da chi riceve le provvigioni per la vendita del fondo in questione, anche se non lo produce la sua banca (o sim)?
 
 
Ecco, perlomeno arrossisci, Berengario!
Ricapitolando: Berengario viene pagato dalla banca per la quale lavora in esclusiva (anche se può proporre prodotti di altre case per effetto di accordi tra le società di gestione e le banche e sim che li collocano presso il pubblico) , quindi è un dipendente della banca e non è un consulente. Ha abusato del termine. Poi ha proposto ad Ulrico il fondo “gestione Canistracci” B, perché ha commissioni d’ingresso zero e commissioni di gestione al 2% annui, dimenticandosi di avvisare Ulrico che avrebbe pagato commissioni di gestione più elevate (nel Fondo A sono al 1,50% annui) e che comunque la commissione d’ingresso sarebbe stata zero. A chi è stato attento verrà una domanda: si, ma il Fondo “gestione Canistracci” A ha commissioni d’ingresso più elevate, 4%. Vero, ma queste commissioni sono a discrezione della banca, e sono molti gli intermediari che non si fanno pagare queste commissioni d’ingresso. Quindi cosa pensate convenga ad Ulrico? Se si informa un po’, riesce probabilmente a trovare una banca che gli vende il fondo A con commissioni d’ingresso zero e commissioni di gestione 1.50%, quindi risparmia lo 0,50% all’anno sulle commissioni, che non è da buttare. Ci sono addirittura banche che restituiscono parte delle commissioni di gestione dei fondi, quindi il risparmio per Berengario potrebbe anche arrivare allo 0,70%-0,80%.
Perché Berengario propone invece il fondo B? E’ chiaro: quello è il fondo destinato ai collocatori terzi, banche e sim, perché lo 0,50% in più è la percentuale che viene “girata” a chi piazza il prodotto (promotori). Che ci sia un conflitto di interessi?
 
C’è ancora una cosa, però. Ad Ulrico serve veramente acquistare il Fondo “Gestione Canistracci”, che è un Total Return? Berengario lo propone senza minimamente verificarlo, perché egli è un venditore. Per verificare la congruenza del Fondo in questione con il profilo di rischio e la strategia di investimento di Ulrico, ci vorrebbe un vero consulente agli investimenti, che Berengario non rappresenta.
 
Ed il nostro Ulrico di turno dovrebbe anche in futuro pagare per avere una “consulenza” interessata ed in pieno conflitto di interesse come quella appena descritta?
Citando il nostro Francesco Caranti in un’espressione tipica verrebbe da dire; Ma va là!
 
 
Bravo Ulrico !!! La consapevolezza si conquista passo dopo passo e non mollando mai!
 
Alla prossima, cari lettori.
 
Marco Degiorgis
 
Per informazioni, commenti o curiosità scrivete a: md@francescocaranti.net