OV 12 - Osti e Vini

 

 

 

 

“… bisognerebbe parlare di predisposizione al rischio pregressa, cioè riferita ad avvenimenti passati…

E’ difficile, per non dire impossibile, determinare da soli la propria propensione al rischio, che è poi quello che ci viene chiesto quando dobbiamo compilare i formulari bancari … ”
 
Bentrovati a tutti i lettori di Osti e Vini! Approfitto di queste pagine per invitarvi a scrivermi a md@francescocaranti.net per le vostre opinioni,  i vostri commenti o le domande … so che siete in tanti ma per il momento siete un po’ timidi. Coraggio, fatevi sentire!
In questa puntata vorrei parlarvi di un argomento che certamente conoscete molto bene: il profilo di rischio.
Tutti lo conosciamo perché banche e promotori ci hanno sottoposto questionari sull’argomento, in varie forme, da svariati anni.
Con l’avvento della Mifid (Market in Financial Instruments Directive) gli intermediari autorizzati sono stati costretti ad integrare le notizie finanziarie relative ai clienti con nuovi questionari, nuove domande, nuove indagini conoscitive. Tutto ciò con l’intento, da parte del legislatore Europeo, di meglio tutelare i risparmiatori. La percezione da parte del risparmiatore e del sistema bancario è stata una gran rottura di scatole, domande e firme a più non posso.
Per gli intermediari però è anche una necessità, perché se raccolgono i dati circa la propensione al rischio del proprio cliente, hanno la possibilità di dimostrare, in caso di contestazioni da parte del risparmiatore, la congruità di un investimento con il profilo di rischio ed evitarsi un sacco di grane legali. Quando il risparmiatore dovrebbe contestare? Nel momento in cui l’investimento sottoscritto non dovesse andare nella direzione sperata o dovesse essere negativo oltre le aspettative, certamente qualcosa da ridire ci sarebbe. E sarebbe appunto necessario confrontare ciò che si è dichiarato nei questionari con ciò che l’intermediario ha fatto. Se l’investimento è coerente con il profilo di rischio, nulla può eccepire il risparmiatore. E qui sta il problema: come è possibile che il profilo di rischio determinato dalla banca sia diverso da quello reale? Non lo so, ma è così.
 
Vediamo Ulrico e Nestore cosa dicono in proposito:
 
 
Nestore ha ragione! Che da “Nestore l’avventore” si stia trasformando in “Nestore l’investitore”? Ulrico ha detto una cosa chiara, che non è disposto a rischiare molto.
Vogliamo vedere cosa ha indicato Berengario, il bancario, nel modulo relativo al profilo di rischio di Ulrico?
 
 
Ah ecco, il profilo di rischio è modificato a beneficio di Ulrico , in modo che possa acquistare di tutto. Arrossisci, Berengario? Bene, anzi male!
 
Cerchiamo di capire che cos’è (o meglio, cosa dovrebbe essere) il profilo di rischio. Molto banalmente, la propensione al rischio è la percentuale di denaro che siamo disposti a perdere quando investiamo un capitale. E’ una percentuale teorica, poiché fino a quando il nostro investimento non viene venduto, non viene realizzata la perdita (e neppure l’utile). Comunque questa percentuale teorica influenza moltissimo le nostre decisioni di investimento, in relazione alla nostra cultura finanziaria, alla predisposizione allo stress, all’ansia, alla situazione economico finanziaria della nostra famiglia, alla nostra età, e potrei continuare. Se non viene valutata correttamente la predisposizione al rischio, si potrebbe incorrere in clamorosi errori, dettati dall’emotività. Forse bisognerebbe parlare di predisposizione al rischio pregressa, cioè riferita ad avvenimenti passati. Come ci siamo comportati ad ottobre 2008, quando le borse stavano crollando? Siamo rimasti impassibili o non abbiamo dormito la notte?
E’ anche abbastanza difficile, per non dire impossibile, determinare da soli la propria propensione al rischio, che è poi quello che ci viene chiesto quando dobbiamo compilare i formulari bancari. La domanda classica; “Lei, che propensione al rischio ha?” è assurda, poiché non siamo in grado di dare una risposta obbiettiva..
Una errata valutazione della propensione al rischio porta a danni incalcolabili, ed è il problema di partenza di tutte le delusioni finanziarie.
Se infatti il nostro Ulrico sottoscrive un prodotto rischioso, sarà molto probabile che nel momento in cui il valore di questo investimento inizierà a scendere (prima o poi succede), egli sarò tentato di venderlo, poiché non è propenso a correre questo rischio.
Ora non sto dicendo che bisogna conservare gli investimenti a qualunque costo, per carità, non fraintendetemi! Ma è molto controproducente vendere (come lo è acquistare) nei momenti sbagliati. E nonostante il risparmiatore evoluto sia a conoscenza del concetto “compra ai minimi e vendi ai massimi”, inevitabilmente entrano in gioco delle componenti psicologiche che portano a muovere le pedine sbagliate nel momento sbagliato.
 
Come se ne esce? L’unico modo è quello di affidarsi a chi sappia leggere un pò tra le righe quello che gli stiamo raccontando, riesca insomma ad interpretare una nostra risposta in maniera critica, e non sia spinto ad attribuirci una determinata propensione solo per rifilarci qualche porcheria finanziaria.
Ci facciamo aiutare da una nuova amica di Nestore, che si chiama Emmerica:
 
 
Benissimo, chiederemo ad Emmerica di aiutarci a capire il profilo di rischio di Nestore e di Ulrico, ma lo faremo nella prossima puntata.
 
Per il momento vi saluto e vi ringrazio per l’attenzione.
 
Marco Degiorgis

 

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