OV 14 - Osti e Vini

 

 

 

 

“… se hai bisogno di una valvola che non perda, fai di tutto pur di trovarla. Ma il mondo reale può darti soltanto una valvola che perde e quindi devi stabilire la perdita massima che puoi tollerare (Wernher von Braun) …”

Eccoci tornati al consueto appuntamento di Osti e Vini, per parlare ancora di profilo di rischio e lo faremo in compagnia dei nostri amici, come sempre. Nella scorsa puntata avevamo lasciato Emmerica alle prese con la determinazione del rischio che Nestore era disposto a correre.
Già, perchè un rischio c’è sempre.
Come ha sottolineato la nostra Erika Tassi nel suo ultimo contributo, che trovate al link seguente (http://www.francescocaranti.com/piattaforme_tol_sicurezza/borsa_azzardo ), citando il padre delle scorribande lunari  “… se hai bisogno di una valvola che non perda, fai di
tutto pur di trovarla. Ma il mondo reale può darti
soltanto una valvola che perde e quindi devi stabilire la perdita massima che puoi tollerare (Wernher von Braun) …”
Direi che si tratta di un concetto fondamentale, sulla fallacia dell’essere umano in generale, che non riesce a trovare una valvola che non perda, e a proposito degli strumenti finanziari in particolare. A qualcuno sarà venuto in mente che ci sono prodotti finanziari non rischiosi, i titoli di stato, ma non è del tutto esatto: sono a basso rischio, ma sempre rischiosi sono. I bond argentini vi rammentano qualcosa? Certo, è poco probabile che uno stato non rimborsi i prestiti a scadenza, ma è successo e potrà accadere di nuovo. Quindi si tratta di stabilire la perdita massima che puoi tollerare, vero dottor Von Braun?
 
 
Bel concetto, quello espresso da Nestore: minimo rischio, massimo guadagno! Naturalmente se espresso in termini relativi e non assoluti, cioè non si può avere nello stesso prodotto finanziario o nello stesso portafoglio un rischio minimo assoluto (quello dei titoli di stato, per capirci) e il massimo guadagno assoluto (quello di un derivato, ad esempio). Si può invece cercare di ottenere il massimo guadagno in base al rischio massimo che si è disposti a correre (la perdita massima della valvola di Von Braun). Purtroppo capita spesso (troppo) a chi svolge la mia professione di consulente agli investimenti, di imbattersi in persone che sono convinte di poter ottenere l’impossibile equazione “rischio basso, risultato elevato”. Ancora più spesso sono indotti a credere che questo sia possibile da cattiva informazione, avidità, pessime letture e da comportamenti poco etici da parte di chi dovrebbe spiegare loro i contenuti del prodotto che stanno per sottoscrivere.
Si spiegano in questo modo i successi commerciali delle polizze unit e index linked, vendute come prodotti ad elevato rendimento e rischio nullo o contenuto. Di fatto, le condizioni perché si verifichi un risultato di rilievo sono pressoché impossibili, poiché per garantire il capitale, e a volte un rendimento minimo, il prodotto in questione dovrà investire la quasi totalità del capitale in titoli di stato, liberando solo una minima quota per gli investimenti speculativi in derivati. Inoltre c’è l’aspetto commissionale, particolarmente pesante per i sottoscrittori, che penalizza il risultato. I fatti dicono che le polizze in questione si rivelano dei pessimi investimenti, con un rendimento in genere inferiore a quello dei titoli di stato e un capitale vincolato per anni. Occhio, perché stanno per ritornare alla grande nei piani commerciali degli intermediari finanziari!
Ritorniamo al profilo di rischio, d’accordo?
Abbiamo detto che la massima perdita della valvola di Von Braun può significare il massimo rischio che siamo disposti a correre, e che dobbiamo cercare di massimizzare il risultato in base a questo rischio. Semplice, no? Prima di tutto,quindi, dobbiamo determinare il massimo rischio che possiamo correre, cioè la massima perdita finanziaria che possiamo tollerare. E questo è un tasto dolente. La massima perdita va intesa realisticamente, non teoricamente. Chiediamoci, cioè, in momenti di mercati turbolenti, quanto abbiamo tremato per la perdita registrata dall’investimento che abbiamo effettuato. Quando era a – 30% del valore cosa abbiamo fatto? E quando è arrivato a -50%? Cosa abbiamo pensato? Abbiamo dormito la notte? O siamo stati in veglia perenne davanti ai monitor delle borse del mondo intero, che in 24 ore si passano il testimone da Londra a New York a Tokyo a Mosca, mangiandoci unghie, dita, polsi?
Il nostro Nestore ha ammesso, sotto l’effetto del siero della verità, di aver temuto per i suoi investimenti. Possiamo fare a meno del pentothal per capire il rischio che possiamo sopportare? Del medicinale forse si, di un aiuto da parte di un esperto forse no.
Perché è così importante determinare quanto rischio possiamo sopportare?
Lo chiediamo a Dagoberto, che ne dite?
 
 

 
Chiaro? Determinare il profilo di rischio serve a non cacciarsi nei guai con le proprie mani, a dormire sonni tranquilli e ad ottenere nello stesso tempo il massimo rendimento dai nostri investimenti. Che questo sia facile, è un altro paio di maniche e lo vedremo prossimamente.
Marco Degiorgis
 
Per informazioni, commenti o curiosità scrivete a: md@francescocaranti.net