OV 15 - Osti e Vini

 

 

 

 

“... è allo studio un nuovo Scudo Fiscale, non solo in Italia, ma in molti paesi occidentali, Stati Uniti compresi …”

 
Nella calura estiva, tra gente che se ne va ciabattando in piscina ed altra che pigramente sonnecchia all’ombra di alberi frondosi, capita a molti di perdere le staffe.
Sarà per il caldo, sarà per l’invidia per chi sta già in vacanza, saranno le zanzare, di fatto è capitato anche al nostro ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti quando, mercoledì 15 luglio 2009, durante una conferenza stampa ha insultato (sottovoce, ma si è sentito!) un giornalista straniero che lo incalzava con domande sullo scudo fiscale.
Non voglio entrare nel merito della questione Scudo Fiscale, né dal punto di vista politico, né da quello etico e neppure voglio commentare il comportamento di Tremonti e del giornalista. Di fatto è allo studio un nuovo Scudo Fiscale, non solo in Italia, ma in molti paesi occidentali, Stati Uniti compresi. Cosa accadrà lo sapremo solo a partire dal 2010, poiché è prevista l’entrata in vigore della manovra entro la fine di quest’anno.
Quello che sappiamo è che si prospetta un’opportunità di far rientrare dei capitali, pagando un’aliquota relativamente contenuta (al momento si parla del 5%), per chi non ha dichiarato o ha dichiarato infedelmente, escludendo ogni reato dalla possibilità di rientro agevolato. Rivolto quindi a chi ha sgarrato, ma solo un po’.
Perché ne voglio parlare in questa rubrica? Qui si parla di consulenza finanziaria indipendente, e questa rappresenta un’ottima occasione per far capire a chi detenesse tali capitali non dichiarati all’estero quanto sia poco remunerativo, per risparmiare sulle tasse che dovrebbero pagare in Italia, farsi massacrare dagli Istituti bancari dei paradisi fiscali in questione.
Infatti, se già le banche nostrane non brillano per curare gli interessi dei clienti, gli istituti finanziari di questi “paradisi” non sanno neppure cosa sia la trasparenza, né l’abbattimento delle commissioni a fini concorrenziali. Il cliente che ha i soldi depositati presso di loro deve stare zitto e pagare, intanto è nella lista dei cattivi e non gli conviene lamentarsi. Se a questo si aggiunge la pressoché nulla dinamicità dell’investimento, gli interessi a far investire in prodotti remunerativi per la banca, le commissioni pesantissime e non dichiarate, alla fine della fiera il cliente rischia di ritrovarsi con un capitale rinsecchito, polverizzato, basta soffiarci sopra e sparisce del tutto.
Mi spiego meglio: il concetto di investimento dinamico è fondamentale per poter cogliere le opportunità che il mercato ci offre ed è quello che Caranti chiama “sartoria”. Non esiste nessun investimento che possa ottenere un ottimo risultato, costantemente nel tempo (per ottimo intendo almeno 5-10 punti oltre il rendimento dei titoli di stato), che sia correlato direttamente, indirettamente o inversamente al mercato non importa. Quindi se l’investimento nel prodotto “alfa” non viene controllato e non vengono apportate delle correzioni nel tempo, il suo valore sarà destinato a subire tutte le montagne russe che il mercato deciderà di fare.
 

 
Questa l’abbiamo già sentita, Berengario!
Nestore ha acquistato azioni nel 2000, magari fondi che erano più sicuri e non esponevano al rischio emittente, ha dovuto probabilmente aspettare sino al 2007 per vedere le quotazioni ritornare in pareggio; se non le ha vendute, ora continuerà a vedere i suoi titoli in perdita, dopo nove anni!
Guardate il grafico dell’SPMIB storico:
 

 
Berengario ci saprà dire quanto tempo dovrà ancora aspettare Nestore per vedere un segno positivo comparire a fianco del suo investimento?
 

 
Nestore si è irritato, con ragione, per le contraddizioni di Berengario. Di fatto, nessuno può prevedere come evolveranno i Mercati. Quindi l’unica soluzione è seguire, modificare, aggiustare … come fanno i sarti e come fa il nostro Francesco con le opzioni. E’ un concetto che vale per tutti gli investimenti finanziari, cum grano salis, per evitare di svenarsi con commissioni di intermediazione che la banca ci farà pagare ogni volta che prenderemo in mano ago, filo e forbice.
Ritorniamo al denaro che se ne sta al sole di qualche paradiso fiscale … immagino che la movimentazione di questi capitali sia pressoché nulla, con pesantissime commissioni di tenuta conto e conseguenze negative sui rendimenti complessivi.
Ripeto, non voglio entrare nel merito politico o etico della questione Scudo Fiscale, se sia giusto o coerente, ma per chi non ha particolari esigenze, magari è in pensione o non è in attività, e vuole vedere fruttare questo denaro, si presenta una buona occasione offerta dallo Scudo Fiscale: far rientrare questi soldi “abbronzati”, affidandosi ad un buon consulente finanziario indipendente che lo possa seguire in tutto l’iter pre ma soprattutto post rientro, al fine di vedere finalmente scaturire una rendita soddisfacente. Certo, bisognerà pagare un obolo allo Stato, ma non mi pare sia richiesta una grande somma se raffrontata con quello che le banche paradisiache salassano a questi conti. E soprattutto, con l’intervento di un consulente finanziario in gamba, sarebbe possibile recuperare in breve tempo quanto versato e gestire quindi coerentemente (rispetto al profilo di rischio reale dell’investitore) e in maniera dinamica (la sartoria) il capitale rientrato.
 
Nella prossima puntata parleremo ancora di investimenti dinamici e … speriamo faccia un po’ meno caldo!
 
Marco Degiorgis
 
Per informazioni, commenti o curiosità scrivete a: md@francescocaranti.net