Trading con le Opzioni – Abbiamo ficcato il naso al Trading Tol Expo 2011 – prima parte

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In una calda giornata di fine ottobre, Vittorio Malvezzi, Francesco Caranti e la sottoscritta – unitamente a  Renato di Como, amico a noi comune - si sono incontrati davanti all’imponente gradinata di Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari n. 6 a Milano per assistere alla 9° edizione del Trading Tol Expo.

Come a scuola, dopo che si facevano ricerche di gruppo, sono io a farmi portavoce e a preparare per voi una relazione su quanto abbiamo assistito.
 
Ci incontriamo, come d’accordo, davanti al ‘palazzo degli affari’ a metà mattina e, subito, Caranti ed io rimaniamo folgorati da un oggetto che potrebbe spacciarsi per un ‘para-folgori’ ma, in realtà, ha tutto un altro significato. Un grande dito in atteggiamento per niente compiacente si erge imponente in mezzo alla Piazza: Vittorio e Renato, affidandosi al buono e sano campanilismo che regna in ognuno di noi, tentano di difendere il pensiero dei Milanesi che hanno accettato di lasciarlo proprio lì, davanti a Palazzo Mezzanotte. Non ci convincono e noi insistiamo “Vittorio, Renato … è un obbrobrio! E per la bellissima città nella cui piazza del Duomo troneggia la dolcissima Madunina, questo è un insulto”. Si arrendono. In effetti è proprio un’onta a cui sono stati esposti i Milanesi e non solo, perché il ditone offende tutto il ‘mondo degli affari’.
 
Il gigantesco Fuck off  è una statua di marmo di 11 metri, opera dello scultore veneto Maurizio Cattelan. Lo scultore l’ha titolata L.O.V.E. e l’ha creata appositamente per Piazza Affari in quanto vuole essere un insulto al tempio della finanza. Inaugurata e collocata nella piazza il 24 Settembre 2010, avrebbe dovuto rimanervi non più di mese; l’ex-sindaco Letizia Moratti e l’assessore Massimiliano Finazzer Flory hanno poi valutato la cessione della scultura da parte di Cattelan al Comune di Milano, il mantenimento in Piazza Affari sino al 2012 e il successivo trasloco al Museo d’Arte Contemporanea di CityLife.
In realtà, al susseguirsi delle cariche amministrative meneghine, si sono susseguiti altrettanti pareri sulla collocazione del ditone tant’è che, esattamente un anno dopo, continua a troneggiare davanti a Palazzo Mezzanotte. Cattelan si è reso disponibile a cedere la statua al Comune ma, più che in un Museo, è in quella Piazza che la vorrebbe vedere invecchiare e acquisire valore. Le discussioni sono in corso e al momento spetta all’assessore delegato alla Cultura, Stefano Boeri, fare da mediatore tra i cittadini che vorrebbero mantenere la statua in quella Piazza che solo a quella marmorea presenza deve un po’ di gloria (in quanto da un anno è gremita di turisti che accorrono solo per lei) e gli operatori di Borsa che continuano a ritenerla estremamente offensiva.
Mah! Vedremo come volgerà la questione. Vero è che, per chi è stato educato secondo i valori del rispetto … ‘sto ditone è una vera e propria offesa che, peraltro, tende a fare di tutte le erbe un fascio: dove sta scritto che il mondo della finanza è la causa di tutti i nostri guai? E i governi? Il monopolio del petrolio? La mafia? E Dio? Dai, forza! Prendiamocela anche con Lui perché lascia che i bambini muoiano, non interviene per riportare la pace, ci ha dato un corpo delicato e corruttibile e ha creato insetti con un corpo talmente ciccione che, quando casualmente si ribaltano, non riescono più a continuare la propria marcia né la propria vita.
Allora facciamo come Caligola che nominò senatore il suo cavallo sostenendo che non ci sarebbe stato alcun problema dal momento che il Senato era pieno di cani. C’è un limite a tutto ed ‘In medio stat virtus’: io sono un operatore di Borsa e lavoro con dedizione senza nuocere ad alcuno, nel pieno rispetto dei diritti altrui. Qualcuno mi può spiegare perché proprio IO dovrei sentirmi fautrice della crisi più grande dopo il secondo Dopoguerra?
A proposito, credo conosciate il meccanismo del cash-pooling. Meccanismo che, per alcune società, ha assunto la forma di un vero e proprio giochetto speculativo a cui Piazza Affari è completamente estranea.
Per chi non lo conoscesse, il Cash-pooling è un meccanismo contabile che permette di compensare debiti e crediti bancari tra società appartenenti allo stesso gruppo. Detto più semplicemente, un diverso numero di società che fanno capo ad uno stesso gruppo stipulano un accordo di tesoreria accentrata che consente, appunto, di accentrare la gestione delle disponibilità finanziarie di tutte le società del gruppo in un unico soggetto giuridico: quest’ultimo avrà pieni poteri nell’utilizzare le eccedenze di una società del gruppo per riequilibrare l’esposizione debitoria di un’altra società nei confronti delle banche. Il soggetto giuridico in questione è una società cui viene conferito il mandato di pool leader; con tale mandato la società pool leader stipulerà con una banca un contratto di pool e farà aprire un conto corrente, alla stessa intestato, in cui andranno a confluire tutti i movimenti dei conti correnti delle altre società.
Fin qui nulla di male, peccato che … fatta la legge, trovato l’inganno!
Senza entrare troppo nel contesto dei meriti o demeriti altrui, è giusto sapere che ci sono casi di Cash pooling nati sotto l’egida dello Stato in quanto i soggetti titolari delle società appartenenti al gruppo detengono anche cariche nello Stato e, come è stato detto diffusamente già due anni fa alcune di queste società hanno istituito e ampiamente sponsorizzato i giochi on line dichiarando di utilizzare i proventi degli stessi per finanziare il processo di ricostruzione della Regione Abruzzo dopo il terremoto del 2009; ciò che è stato celato, però, è  il fatto che sotto ci sia un vero e proprio meccanismo di cash pooling volto a mantenere sempre un bilancio positivo sui conti delle società facenti parte del gruppo.
Chissà se il buon Cattelan è al corrente di tutto ciò. Forse sì, ma sembra più semplice prendersela con una Piazza che ha sonnecchiato per anni, fiera solo del fatto di tenere in grembo la culla della Finanza. E vabbè!

Torno, quindi, al mio lavoro e proseguo il racconto sulla giornata trascorsa all’interno di Palazzo Mezzanotte.
Ci aggiriamo tra i vari stand intrattenendoci in modo particolare in quelli pertinenti alle banche con cui siamo soliti lavorare: Banca Sella, IWBank e Webank.
Banca Sella ci accoglie calorosamente e alcuni dei responsabili presenti s’intrattengono piacevolmente con noi. A me hanno pure regalato una bellissima T-shirt con su scritto ‘I love trading Sella.it’. E’ un po’ grandina perché avevano solo taglie XL, ma ho detto loro che l’avrei usata come pigiama.
Al di là della battuta, abbiamo comunque parlato di iniziative interessanti di cui vi parlerò diffusamente nei prossimi contributi.
Buoni pure i rapporti con Webank, anche se più formali. Dopo la ristrutturazione durata qualche annetto e terminata lo scorso anno a dicembre, c’è da dire che sono molto più presenti. Non va trascurata però un’aria fin troppo formale: mi sembra siano consapevoli di essere migliorati, ma anche di avere ancora qualche problemino da risolvere e gli si legge in volto il timore del giudizio del cliente.
E che dire di IWBank? Niente, se non che “si è smarrita”. Tutti rigorosamente in doppio petto e con un sorriso forzato, non si piegano e non scendono a patti. Commissioni più basse? Bè, si potrebbe fare se investite capitali maggiori e fate più operazioni. In compenso sono di questi giorni le telefonate di una società assicurativa che, operando in collaborazione con IWBank, propone ai clienti più vetusti una vantaggiosa polizza sugli infortuni.
Vabbè … Dal momento che non si può sfondare un muro in cemento armato, ci arrendiamo e ci dirigiamo verso le sale predisposte per i convegni. Uno di questi attira la nostra attenzione in modo particolare: Derivatives School: ottimizzare il Portafoglio attraverso la tecnica Buy-Write. Relatori Stefano Zanchetta, amministratore unico di Cube Finance e Stefania Faiella di Borsa Italiana.
 
Intervento molto interessante che ci ha portati a fare non poche considerazioni. Quali? Ne parleremo nella seconda parte di questo contributo … tra non molto!
 
Erika Tassi