Trading con le Opzioni - Curiosity Killed The Cat – Sempre a proposito di flusso di informazioni: il DDE

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Nei precedenti contributi di questa rassegna siamo passati spesso sul concetto del flusso di dati e informazioni che raggiunge ognuno di noi, viene rielaborato e da noi riparte per raggiungere altre destinazioni dove verrà nuovamente elaborato e da lì, di nuovo, ripartirà.

Mi piace immaginare questo flusso ininterrotto come la pallina di un flipper che rotola freneticamente tra i labirinti luminosi e ‘accende’ ogni ostacolo che incontra con l’unico obiettivo di non interrompere mai la sua corsa.
Ci sono vari tipi di dati e informazioni, tutti magicamente gestiti da algoritmi sempre più complessi: uno di questi è il DDE (Dynamic Data Exchange) che, per chi opera in Borsa, rappresenta una risorsa fondamentale. Si tratta di uno scambio dinamico di dati meglio noto con l’acronimo DDE ed è un sistema di comunicazione interprocesso che si trova all’interno dei noti sistemi operativi Windows e Macintosh. Esso fa in modo che due applicazioni in esecuzione possano condividere un insieme di dati: è il caso di un foglio di calcolo Excel e l’interfaccia di una piattaforma di trading on line.
Va detto che la tecnologia DDE è ormai stata superata dalla più evoluta e complessa tecnologia OLE (Object Linking and Embedding) sviluppata da Microsoft che, oltre al collegamento dei dati di due documenti o applicazioni, permette anche l’incorporazione: il documento che viene collegato può essere incorporato all’altro e risiedere così nello stesso file piuttosto che in un file differente. Nonostante l’avvento dell’OLE, tuttavia, la tecnologia DDE continua a sopravvivere e ad essere utilizzata in parecchi settori per la sua semplicità. Come si diceva sopra, è il caso del collegamento di dati tra fogli di calcolo Excel e le piattaforme di trading.
Le modalità di collegamento DDE tra le piattaforme delle varie banche sono un po’ diverse tra loro, ma basta smanettare un po’ per prenderci dimestichezza: al termine avremo comunque un collegamento in tempo reale tra il flusso di Borsa e le nostre applicazioni.
E fin qui parliamo di DDE, un link quasi sempre reso disponibile gratuitamente dalle Banche.
Altra cosa, invece, sono le API: il procedimento è altrettanto semplice ma, questa volta, a pagamento. Per la definizione tecnicamente più corretta di cosa siano le API mi appoggio lesta alle spiegazioni di Wikipedia: “In informatica con il termine Application Programming Interface - API - (Interfaccia di Programmazione di un'Applicazione) si indica ogni insieme di procedure disponibili al programmatore, di solito raggruppate a formare un set di strumenti specifici per l'espletamento di un determinato compito all'interno di un certo programma. Spesso con tale termine si intendono le librerie software disponibili in un certo linguaggio di programmazione. La finalità è ottenere un'astrazione a più alto livello, di solito tra l'hardware e il programmatore o tra software a basso e quello ad alto livello semplificando così il lavoro di programmazione. Le API permettono infatti di evitare ai programmatori di riscrivere ogni volta tutte le funzioni necessarie al programma dal nulla, ovvero dal basso livello, rientrando quindi nel più vasto concetto di riuso di codice. Le API stesse rappresentano quindi un livello di astrazione intermedio: il software che fornisce una certa API è detto implementazione dell'API.
Tutto chiaro fin qui? Detto con parole semplici e figurate, le Banche si servono delle API per trasportare il miele da Borsa Italiana al cliente senza dover necessariamente passare dalla Banca stessa. Bene! Però il servizio delle API ha un costo che varia da una Banca all’altra. Non potendo dilungarmi troppo in questo contesto, mi limito a dire che Banca Sella fornisce questo servizio a pagamento tramite Sella Bridge (per l’utilizzo del quale predispone anche corsi specifici); IWBank lo rende possibile tramite l’attivazione dell’External Interface (a pagamento); WeBank attraverso la piattaforma T3 OPEN (anch’essa a pagamento).
Il servizio a pagamento che ci viene offerto dalle Banche è indubbiamente prezioso ma, dal mio punto di vista, è importante prima familiarizzare bene con il flusso di dati di Borsa: quali dati ci interessano veramente, con quale frequenza, quale margine di errore siamo disposti ad accettare … soprattutto all’inizio della nostra attività di trading. E per questo tipo di familiarizzazione non è indispensabile pagare perché, come diceva mio nonno, … “pagare e morire c’è sempre tempo!”. Ecco, dunque, che ci viene in aiuto il DDE.
Quando si fa trading on line, soprattutto con le Opzioni,  ciò a cui si ambisce maggiormente è poter monitorare l’andamento delle proprie posizioni per tutta la seduta di Borsa. Mi riferisco in particolare alle Opzioni perché, a differenza dei titoli azionari, i prezzi sono molto più variabili e altalenanti.
Ma se colleghiamo il nostro Portafoglio al DDE, tutto cambia e, salvo rare eccezioni, la situazione sarà rappresentativa e verosimile, un po’ come sapere in ogni momento che ora è.
Come si è già detto, il procedimento di collegamento DDE cambia da una banca all’altra ma le istruzioni sono abbastanza semplici da seguire; inoltre, anche se non si detengono posizioni a Portafoglio, è possibile collegare in DDE tutti gli strumenti che si desidera tenere sotto controllo anche prima di tradarli realmente.

Limiti del DDE? Sì, ce ne sono alcuni e possono essere legati tanto alla Piattaforma di trading che si utilizza quanto al foglio Excel. Con Iwbank, ad esempio, può accadere ogni tanto che si debba forzare manualmente lo strumento collegato poiché il DDE non lo vuole recepire. Con Webank il titolo da monitorare può essere agganciato direttamente dal Book, pur non avendolo ancora in Portafoglio, ma bisogna aver cura di caricarlo anche su un magico Paniere predisposto. Al momento mi sembra di riscontrare che l’unica Piattaforma che non va incontro a nessun errore sia la Extreme di Banca Sella … ma, come in tutte le cose, non è  detta l’ultima parola.
Non sarebbe corretto, però, addossare tutte le colpe agli strumenti offerti dai broker. Lo stesso Excel può riservare qualche sorpresa come andare incontro a black-out momentanei e non ricevere più il flusso di dati; inoltre, Excel differisce da una release all’altra e da un produttore all’altro: quello che ‘gira’ su Windows non è lo stesso che ‘gira’ sul Mac.
 
Nonostante qualche limite, il DDE è uno strumento semplice, economico ed estremamente potente perciò vi suggerisco caldamente di mettervi al lavoro per utilizzarlo nei vostri fogli di lavoro e vedrete che ne resterete soddisfatti.
 
Erika Tassi